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Ex Ipsia tra ruggine e infissi spaccati ma il suo recupero è sempre più difficile

Annalisa Mastellone
Ex Ipsia tra ruggine e infissi spaccati ma il suo recupero è sempre più difficile

Chiuso dal 2005 è ormai in pieno degrado. Ticciati: «L’elevato rischio idraulico complica i progetti di riqualificazione»

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Annalisa Mastellone

VENTURINA. L’ex Ipsia in rovina e degradato, lì all’ingresso principale di Venturina Terme, è da anni un pugno nell’occhio per chi arriva. Chiuso dal 2005, l’istituto professionale avrebbe comunque avuto necessità di manutenzione costante per evitare che con l’incedere del tempo e le intemperie si riducesse così com’è.

Vetri rotti, infissi spaccati, crepe, ringhiere arrugginite, erba alta e infestanti tutto intorno. Negli anni passati era possibile entrare indisturbati, anche dal retro dell’edificio, diventato meta di vandali, ladri e luogo di bivacchi. E nonostante le precarie condizioni della struttura, nei locali interni hanno dimorato per giorni anche cinque persone.

Era il 2018, furono allontanate dalla polizia municipale e la sindaca fece murare l’ingresso principale. «In quella struttura – ribadisce la sindaca Alberta Ticciati - siamo intervenuti per la messa in sicurezza. Abbiamo chiuso tutto il piano terra e a oggi non si sono più verificati episodi come in passato. A ora non c’è molto altro da aggiungere anche perché ricordo che su quell’area insiste rischio idraulico molto elevato e quindi non di semplice risoluzione per nuove realizzazioni e nuove destinazioni».

Stando a quanto dichiarato all’epoca della chiusura e negli anni successivi, sull’edificio Comune e Provincia (allora proprietaria) avrebbero poi concordato dei progetti, magari affidando la struttura ad associazioni locali, attivando nuovi indirizzi scolastici o di formazione. Ma poi per la necessità di troppi lavori in realtà nulla è stato fatto, nemmeno quando è passata al Comune. Come affermato negli anni scorsi dall’ex sindaca Rossana Soffritti, «inutile ristrutturare una scuola che lì non ci sarà più», la sua idea era di venderlo. Qualche anno dopo, nel 2018, l’allora assessore all’urbanistica Vito Bartalesi precisò che il rischio idraulico nella zona sarebbe stato ridefinito una volta compiuti i lavori sul fosso Corniaccia. C’era un progetto di risagomatura del fosso e la realizzazione di una zona di espansione per il quale si attendeva la possibilità di un cofinanziamento regionale. Solo con l’ok della Regione si sarebbero potute appaltare le opere e sarebbe stato fatto un ulteriore studio del rischio idraulico. «Nei mesi scorsi – spiega la sindaca Ticciati – la Regione ha dato il via libera. Il Consorzio di Bonifica ha progettato l’intervento». Il costo complessivo dei lavori è di circa un milione di euro, divisi in due lotti, rispettivamente per la risagomatura del fosso Corniaccia e per realizzazione della cassa di espansione. Le ditte incaricate hanno già fatto i primi sopralluoghi, da cui si predisporrà l’avvio dell’opera. «Purtroppo però – precisa Ticciati – il nuovo studio sul rischio idraulico non migliora di molto quell’area. Per cui – ribadisce – non è semplice valutare eventuali cambi di destinazioni d’uso e possibili progetti di riqualificazione o vendita». —

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