Il Tirreno

duto attacco di cna ai pubblici amministratori 

«L’economia locale scompare, istituzioni non pervenute»

Nocenti, Fagioli e Serini chiedono un cambio di passo: «Negli ultimi anni si è lasciato che l’industria affamasse l’indotto. Ora serve progettare qualcosa di nuovo»

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PIOMBINO. «L’economia locale sta scomparendo, quella vera, fatta da tante piccole e medie imprese che in momenti difficilissimi hanno tenuto in piedi questi territori dal punto di vista dell’occupazione e dal punto di vista sociale. E le istituzioni dove sono? Non pervenute». Parole dure nei confronti quelle del presidente zonale di Cna, Diego Nocenti: «Le imprese hanno perso i principali riferimenti lavorativi, Jsw, Magona, Rimateria, e purtroppo anche quelli istituzionali, in un susseguirsi di promesse, proclami, fantomatici accordi, che in questi ultimi anni non hanno portato a nulla se non a un progressivo indebitamento delle aziende dell’indotto, a una perdita di maestranze qualificate, a un’estenuante alimentazione della speranza che qualcosa a livello industriale cambi».

Per questo il presidente di Cna si dice «deluso da tutti i livelli della politica, dal governo, dalla Regione, dall’amministrazione comunale. In una fase così difficile ci saremmo aspettati una capacità di compattezza delle istituzioni che non abbiamo visto, confronti continui e analisi approfondite su possibili azioni da mettere in campo. Le poche dichiarazioni – prosegue Nocenti – puntano solo a cercare una salvaguardia dell’occupazione diretta delle realtà industriali: ciò è sicuramente legittimo ma estremamente riduttivo nonché mortificante».

«Si è lasciato in silenzio – aggiunge la coordinatrice di Cna Val di Cornia, Alessia Fagioli – che negli ultimi anni l’industria affamasse l’indotto, andando a ritardare all’inverosimile i pagamenti, come se i lavoratori delle piccole e medie imprese fossero di serie B. Soltanto quando come Cna abbiamo fatto massa critica fra le imprese della zona e sommando i vari crediti sono risultate cifre milionarie, abbiamo ottenuto almeno un sostanziale rientro delle posizioni. Le imprese, per disperazione, si sono liberate da quel timore del “se protesto poi non mi richiamano nemmeno a fare quel poco di lavoro che c’è”, perché nessuno lo dice, ma tutti sanno che è sempre stato così. È quel timore che porta le aziende fornitrici di prodotti o servizi a finire stritolate dai concordati fallimentari, dai saldo e stralcio delle prepotenze dei grandi».

«Non ci stiamo più a questo gioco – afferma il presidente provinciale Cna Maurizio Serini – adesso esigiamo dalla politica un confronto vero, che guardi sì, al possibile recupero del comparto industriale (se ci sarà), ma che insieme a noi abbia la forza e la concreta volontà di progettare qualcosa di nuovo. Adesso vogliamo l’impegno reale per traguardare una nuova strada, lo vogliamo dal governo, dalla Regione e dagli Enti locali, per risollevare questa zona da troppo tempo schiacciata dalla crisi siderurgica. Le idee ci sono, è il momento di realizzarle, però bisogna avere il coraggio di analizzare tutti gli scenari possibili e non solo quelli che tutelano lo status quo». —

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