Il Tirreno

«Pagherò quel che dice il fisco, lo Stato ci renda il salario perso»

«Pagherò quel che dice il fisco, lo Stato ci renda il salario perso»

Francini (camping cig) e il conguaglio del 2017 

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PIOMBINO. «Sono un cassintegrato di Jsw da sette anni. Mia moglie e io viviamo con la mia cassa integrazione da circa 900 euro al mese. Nel 2017, come tutti i lavoratori ex Lucchini, ho percepito il tfr, pagando tutte le tasse previste: il 23% alla fonte e un’altra cifra al momento in cui ho presentato il 730. Oggi scopro che probabilmente, nei prossimi giorni, il fisco mi chiederà una cifra ulteriore dovuta al conguaglio quinquennale».

È il racconto di Paolo Francini, operaio cassintegrato e tra i fondatori di Camping cig, che riprende la vicenda rivelata ieri dal Tirreno. «La cifra – prosegue Francini – potrebbe arrivare fino a duemila euro, forse rateizzabili in tre mesi, bontà loro. Potrei obiettare che, in un Paese in cui l’evasione ammonta a 130 miliardi l’anno, accanirsi sui soliti indigenti è come bastonare zoppi e infermi. Ma se è giusto pagherò fino all’ultimo centesimo».

Francini però sostiene che se di giustizia si tratta «mentre pago chiedo che giustizia si faccia fino in fondo. Quello Stato che per giustizia mi chiede altre tasse è lo stesso che, con l’avallo dei sindacati, quando è arrivato Rebrab ci ha costretto ad accettare la cig, nonché la riduzione del 30 per cento del salario per i dipendenti in produzione, in cambio della promessa che saremmo tornati al lavoro entro pochi mesi; la cosa è proseguita con Jindal. Invece, dopo sette sono ancora in cig. E allora, sempre per giustizia, chiedo allo Stato per me e per i miei colleghi la restituzione del salario perso, da effettuarsi in tre mesi. A questo scopo, suggerirei allo Stato dopo averci dato quanto dovuto, di rivalersi presso Cevital e Jindal: però, dati i precedenti, dubito che questo Stato abbia il coraggio di contrapporsi alle multinazionali. Alla fine – conclude – spero solo mi restino un po’di soldi per inviare una corona di fiori per piangere la morte di quella Repubblica e di quella Costituzione nate dalla lotta dei partigiani. Lì sì che si parlava di giustizia, ma quella vera.

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