Gioco
Mini intervento invece del trapianto di cornea per la prima volta all’ospedale Villamarina
Ecco l’ultima frontiera chirurgica: la possibilità di vedere eseguite qui tecniche disponibili solo in centri oculistici di alto livello
Giulio Corsi
PIOMBINO. La paziente, una donna livornese di 70 anni, era affetta da cheratocono, un disturbo della cornea, la membrana trasparente che compone la parte anteriore del bulbo oculare e che costituisce la prima lente naturale dell’occhio. Aveva dolore e vista annebbiata. Proprio per questo aveva subito negli anni due trapianti perforanti di cornea, il cui esito però era sempre stato un insuccesso.
Un mese fa è tornata in sala operatoria. Da Livorno, il primario Marino De Luca l’ha indirizzata all’ospedale di Piombino, dove per la prima volta nella nostra provincia è stato eseguito su di lei il trapianto del solo endotelio, lo strato più profondo della cornea, fondamentale per mantenere l’idratazione stabile e quindi la trasparenza. L’intervento, durato meno di un’ora, è riuscito perfettamente. «La signora sta bene, vede molto meglio, la prognosi è positiva, la probabilità che il tessuto funzioni è altissima», racconta la dottoressa Enrica Sarnicola, giovane medico dal cognome importante nel mondo dell’oculistica (il padre è stato per anni primario a Grosseto), studi negli Usa, esperta di trapianti di cornea e patologie corneali, adesso in forza, con orgoglio, all’ospedale Villamarina. «Sono felice di dare un contributo alla mia terra natale», racconta.
Nei prossimi giorni Sarnicola tornerà in sala per un secondo intervento di questo tipo. Per il nostro territorio si tratta di un passo avanti importante, la possibilità di vedere eseguite qui tecniche disponibili solo in centri oculistici di alto livello, che – come spiega De Luca - offrono risultati funzionali migliori e grazie alla loro mini invasività e al ridotto numero di episodi di rigetto possono garantire una sopravvivenza più lunga per i pazienti che ricevono il trapianto. È anche la dimostrazione di come anche gli ospedali più piccoli come Piombino possono dare contributi importanti al territorio, differenziando le specialistiche presenti fra i vari presidi.
TRAPIANTO MINI INVASIVO
Il salto di qualità, a livello chirurgico e a livello terapeutico, è ben comprensibile anche a un non addetto ai lavori. «Negli ultimi vent’anni si è passati da una chirurgia a tutto spessore, quindi da trapianti di cornea perforanti a tecniche lamellari, che sono trapianti mini-invasivi, selettivi, dove si cambia solo la parte malata della cornea», racconta De Luca.
In sostanza: «Prima, davanti a un cheratocono o a una perdita di trasparenza della cornea, veniva trapiantata tutta la calotta della cornea, adesso si toglie solo l’endotelio e lo si sostituisce con un tessuto, una lamella, che serve a mantenere la cornea trasparente – continua il primario –. Nel caso specifico la signora era affetta da cheratocono e aveva uno scompenso corneale, per cui al posto di un altro trapianto perforante che avrebbe avuto una prognosi più sfavorevole, abbiamo fatto il solo trapianto dell’endotelio».
LE MALATTIE
«Le malattie più diffuse che trovano indicazione per questo trapianto sono la distrofia di Fuchs (malattia lentamente progressiva che compare intorno ai 30-40 anni compromettendo la vista in genere dopo in 50 anni) e la cheratopatia bollosa (caratterizzata dalla comparsa di edema della cornea, provocato da una disfunzione dell’endotelio), che può essere dovuta a una malattia della cornea ma spesso anche da interventi di cataratta e da manovre legate alla chirurgia su occhi predisposti», spiega De Luca.
Sono tutte patologie che provocano calo dell’acuità visiva, annebbiamenti, episodi dolorosi acuti e ripetuti. E che spesso riguardano anche la fascia giovane della popolazione. A questo proposito Sarnicola spiega che «siamo già pronti a fare anche l’altro tipo di trapianto lamellare, che è il trapianto lamellare anteriore profondo, denominato Dalk, che permette ai giovani affetti da cheratocono di ricevere un trapianto che ha una sopravvivenza a 10 anni maggiore del 99 per cento», spiega.
LA TECNICA
«Questa tecnica chirurgica è più difficile rispetto al trapianto totale – sottolinea De Luca –. La cornea, come noto, è la cupola trasparente davanti alla parte colorata: quando si fa un trapianto perforante, si fa una trapanazione, si asporta, si mette la cornea nuova e si cuce. Adesso invece si lavora solo sull’endotelio. La bravura del chirurgo in questo caso è nel far attaccare questa lamella, serve una manualità diversa. Nel trapianto totale c’è bisogno di dare tanti punti, in questo se ne danno pochi, giusto per chiudere la porta d’ingresso». L’intervento dura 40-45 minuti, si può eseguire anche in regime ambulatoriale, ma a Piombino viene garantita una notte di ricovero.
L’EQUIPE
Sotto la supervisione del primario De Luca, l’equipe è formata da Enrica Sarnicola, da Gustavo Lanza e dal coordinatore dell’Oftalmologia ambulatoriale e chirurgica di Piombino e Portoferraio Vito Giudice. «Si tratta di tecniche relativamente nuove ma hanno bisogno ancora di trovare ampia diffusione – evidenzia Sarnicola –. In questo senso le scuole italiane hanno già dato un ampio contributo alla diffusione di queste tecniche, anzi sono state pionieristiche per il loro sviluppo nel mondo, e noi cerchiamo di onorare questa tradizione, anche forti del fatto che abbiamo una Banca degli Occhi a Lucca che è in grado di preparare tessuti egregi idonei a questi trapianti di tipo lamellare». —
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