Toscana
L’ultimo viaggio di Polidori «Lascerà un vuoto enorme»
Tanti amici alla sala del commiato per portare un saluto commosso ai familiari «È stato un uomo del popolo, Piombino perde un punto di riferimento»
PIOMBINO. Una valanga di affetto. Tantissimi piombinesi, fin da ieri mattina, sono passati dalla sala del commiato per portare un saluto a Enzo Polidori. L’ex sindaco avrebbe compiuto 85 anni il prossimo mese di novembre. Ex operaio tornitore, politico di razza nelle fila del Pci, sindaco di Piombino e deputato comunista alla Camera dei deputati. Polidori ha lasciato il segno in città, dove era molto amato.
Stamani i volontari della Pubblica assistenza di Piombino porteranno la salma a Livorno per la cremazione. Sarà l’ultimo viaggio terreno di un uomo apprezzato per aver amministrato tra le persone, per aver sempre mostrato empatia e capacità di ascolto, soprattutto nei momenti più difficili.
Sono molti i messaggi di affetto e i ricordi che le persone che hanno incrociato il passo con Polidori hanno scritto per dare l’ultimo saluto all’amico scomparso e per esprimere cordoglio e affetto ai suoi familiari. «Andavo alle scuole medie delle Fucini, facevo un corso di fotografia il pomeriggio col professor Luciano Nicastro – scrive l’ex assessore Stefano Ferrini – Poi mi appassionai al giornalismo e divenni redattore capo de “Il Corriere delle Fucini”. Feci un fondo, sul colpo di stato in Polonia, molto critico verso l'Urss e in favore di Walesa. Enzo Polidori, allora sindaco, ci rispose, in modo non rituale. Fu il mio primo approccio con lui. Ne parlo non per ricordare il mio passato, ma una persona che anche in quella occasione dimostrò grande intelligenza politica». «Era una di quelle persone che sapevano parlare a tutti e dalle sue parole traspariva sempre passione per ciò che faceva, passione per la politica e amore per il proprio territorio – scrive Viola Ferroni, attuale assessora al bilancio nel Comune di Livorno – Ha dato tanto anche alle nuove generazioni, con pazienza e mai arroganza».
Uomo di sinistra, preferiva il dialogo allo scontro politico. Senza mai, però, soffocare i propri principi. Così è ricordato Polidori in città: «Il compagno Enzo Polidori ci ha lasciato – scrivono dal circolo Arci Cotone – capacissimo sindaco di Piombino, poi deputato della Repubblica, ha seguito, segnato e celebrato momenti salienti della politica territoriale e nazionale. Uomo del popolo, in mezzo al popolo».
Valerio Fabiani è uno dei giovani politici che ha ascoltato i consigli preziosi di Polidori: «La scomparsa di Enzo Polidori lascia un vuoto davvero incolmabile. Perché è proprio così: nessuno era ed è come lui. Non ho mai conosciuto nessuno che come lui sapesse dosare con uno straordinario equilibrio autorevolezza e popolarità, ironia e compostezza, una spiccata personalità con un formidabile senso del collettivo. Mi ha fatto ridere tanto e anche commuovere. Mi ha fatto pensare».
«La sezione Anpi di Piombino, esprime grande dolore per la scomparsa del compagno Enzo Polidori, già sindaco della città e deputato al Parlamento, nonché nostro iscritto. La scomparsa di Enzo Polidori rattrista gli antifascisti del nostro territorio. Con lui, la Piombino democratica perde un importante punto di riferimento per la difesa dei valori dell’Antifascismo, della Resistenza e della Costituzione».
Molti cittadini piombinesi ricordano Polidori negli anni trascorsi alla guida della città nel suo ruolo di sindaco. «Sono molto triste per la scomparsa del caro amico Enzo Polidori, ex sindaco di Piombino negli anni Settanta – racconta, ad esempio, Rosa Lamecchi – Ricordo sempre quando sfilò fra due ali di folla il 9 settembre 1979 porgendo il braccio a Nilde Iotti in occasione della consegna della medaglia d’argento per Piombino. Fu una bella giornata. A volte capitava di stare insieme così amichevolmente a fare due chiacchiere con mio marito. Mi dispiace per Carla, per tua figlia e per tutti i tuoi familiari ai quali porgo le mie più sentite condoglianze». Gli amici che lo conoscevano più da vicino già lo ripiangono: «Aveva un grande intuito, come chi la politica la respira dal naso – scrive il giornalista Giorgio Pasquinucci, suo grande amico – Un’intelligenza intuitiva, come dire, che non gli ha impedita di interpretare i fenomeni dei cambiamenti che si stavano verificando nella società. Era una persona aperta ai cambiamenti che cercava di capire interpretare. Quando si incazzava, tra qualche amico al bar, era solo per il ruolo avuto nel Pci nella emancipazione dei più deboli per la evoluzione della giustizia sociale e della democrazia nel nostro Paese. Questo davvero non lo sopportava che fosse messo in discussione il ruolo che il Pci ha avuto nell’evoluzione della classe operaia. Oggi è scomparsa una persona generosa, appassionata della politica e del destino comune. Conosceva bene i sui limiti, e quando fu eletto a primo cittadino della nostra città non esitò a mettersi a fianco persone competenti, no yes men come si usa ora, ma persone anche in grado di contraddirlo. Li ascoltava tutti, ma poi decideva, forte della sua responsabilità». —
Lu.Ce.
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