Il Tirreno

il retroscena  

Coinvolte diciassette aziende cinque nella nostra provincia

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LIVORNO. Per capire quanto l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze sul presunto traffico illecito di rifiuti sia vasta, basta guardare la sede delle diciassette aziende coinvolte e che adesso compariranno davanti al giudice: società che operano direttamente nel trattamento dei rifiuti e aziende di trasporto che si occupavano di trasferire il materiale. Cinque sono nella nostra provincia ma le altre dodici sono sparse per tutto il centro nord. Quelle maggiormente coinvolte sono la Lonzi Metalli, la Ra.Ri. e la società autotrasportatori Fulceri, tutte e tre di Livorno. Oltre a queste il lungo elenco tocca, anche il resto della regione. A cominciare da Viareggio dove ha sede la Vanni autotrasportatori srl e Carrara dove invece troviamo la Ambiente spa, azienda che opera nel campo dell’ingegneria ambientale e delle anali-si chimico-ambientali e microbiologiche che avrebbe pilotato le analisi sui rifiuti permettendo così di conferire in discarica rifiuti non conformi. Sempre in Toscana, oltre alla Rea di Rosignano e a Rimateria di Piombino, discariche dove finivano i rifiuti, è coinvolta l’Ati cooperativa con sede a Castel Fiorentino e la Fbn Ecologia Srl a Prato. In Liguria, a Follo, provincia di Spezia, ha sede la Ferderighi Agostino autotrasporti. A Bra, in provincia di Cuneo, la società Bra Servizi mentre a San Giovanni Trentino, in provincia di Chieti c’è la Gea Consulting srl. A pochi chilometri di distanza, siamo nel comune di Chieti, partivano i carichi dalla Teate Ecologia Srl, mentre a Castel San Pietro, in provincia di Bologna ha sede la Callegari Ecology service. Sempre in Emilia Romagna c’è invece la Grillini Srl, che ha la sede ha San Lazzaro di Savena. In Piemonte, in provincia di Cuneo si trovano le ultime due imprese: la Rosso Srl, di Fossano e la quasi omonima Rosso Antonio srl, sempre a Fossano. Per queste due aziende, come per molte delle altre produttrici di rifiuti coinvolte nella maxi inchiesta, il vantaggio sarebbe consistito «nella gestione di rifiuti non autorizzati e nel risparmio derivante dall’abbattimento dei costi di trattamento dei rifiuti avendo certificato sistematiche operazioni di avvenuto recupero in realtà effettuate solo cartolarmente, e avendo smaltito illegalmente parte dei predetti rifiuti mediante miscelazione occulta con rifiuti non pericolosi poi conferiti e accettati nelle discariche gestite da Rea Impianti e da Rimateria spa con certificati di analisi falsi». —

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di Redazione web