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il lutto 

Addio a Giampaolo Bindi, il re delle protesi

Addio a Giampaolo Bindi, il re delle protesi

Piombino, si è spento a 83 anni il fondatore dell’omonima azienda ortopedica diventata punto di riferimento in tutta Italia

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PIOMBINO. Era uno che credeva in quel che faceva. E che soprattutto ci riusciva. Piombino perde un altro figlio che ha dato lustro alla città e a tutto il territorio, ha creato posti di lavoro, ha fornito servizi importanti. È morto Giampaolo Bindi, 83 anni. Il signore delle protesi, l’imprenditore ortopedico. Professore universitario a Pavia, dove ha insegnato al corso di laurea in ortopedia protesica, Bindi è stato anche vicepresidente internazionale dal 1975 al 1992 della Federazione italiana laboratori ortopedici e, dal 1992 al 2000, presidente nazionale e vicepresidente mondiale. Ha fatto parte della Commissione del ministero della Sanità, per le nomenclature delle tariffe protesiche, e ha presieduto congressi internazionali.

Ideatore dell’omonima “Ortopedia Sanitaria” (due negozi a Piombino, più un capannone di 500metri quadrati per le attrezzature ortopediche, negozi a Siena, Livorno, Cecina, Venturina, isola d’Elba), amministratore delegato e socio del Centro Ortoprotesico di Campiglia, Bindi è stato un visionario e un imprenditore di grandissimo successo. Dopo il diploma a Ragioneria aveva lavorato in un centro Ibm e poi si era iscritto a una scuola di ortopedia protesica a Milano. Sposato con Maristella Bindi, cugina di secondo grado, lasciò poi Milano per far crescere i propri figli (Roberto e Mario) nella sua Piombino. Qui, nel 1968, aprì un piccolo laboratorio in un cortile, vicino al negozio di merceria dei suoceri, in corso Italia. «Ho osato e mi è andata bene» disse in un’intervista al Tirreno.

Ha sempre messo una grande passione nella propria azienda che non ha mai smesso di espandersi sia in città (con i punti vendita in piazza Aldo Moro, in via Lombroso, al centro di San Rocco), nella zona (Venturina, Cecina, Portoferraio, Campiglia), avviando collaborazioni e consulenze con le cliniche universitarie di Siena e di Pisa e con gli ospedali di Portoferraio, Cecina, Chianciano, Livorno e Grosseto.

Era orgogliosamente massone «da generazioni – spiegò nella stessa intervista – ma non mi sono mai servito di questo per ottenere agevolazioni. In massoneria esiste un principio importante: si entra per servire, non per essere serviti. Sconsiglierei chiunque d’intraprendere una simile strada per chiedere aiuto. Sprecherebbe il suo tempo. Mio padre era massone, mio nonno pure e io sono stato uno dei primi a credere nella massoneria aperta. A dichiarare pubblicamente il mio ruolo di massone, anche quando una rivelazione simile avrebbe potuto crearmi dei problemi. Non ho mai avuto nulla da nascondere, devo rendere conto solo a mia moglie e ai miei figli di ciò che faccio».

Poi la pensione e l’attività di famiglia portata avanti dai figli. Da tempo era malato e ieri notte si è spento. Domani sono previsti i funerali, curati dalla Misericordia. —

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