Gioco
Una vita alzato sui pedali, per Moreno Bernotti non esiste salita impossibile
Il cicloamatore elbano è alla Maratona delle Dolomiti, a 51 anni dalla sua prima gara Neanche un grave incidente stradale lo ha separato dalla sua amata bicicletta
Luca Centini
PORTOFERRAIO. Le strade elbane le conosce come le sue tasche. Da capo operaio della Provincia le percorre ogni giorno in lungo e in largo, verificando sul campo problemi, criticità e tratti nei quali intervenire. Ma Moreno Bernotti, 59 anni di Marciana Marina, su quelle stesse strade ci è cresciuto fin da piccolo in sella a una bicicletta. Il suo è un amore viscerale per il ciclismo, con un passato da dilettante in quello sport e con un presente ancora dritto sui pedali, tornante dopo tornante. Oggi, per l’elbano, sarà una giornata speciale. In Alta Badia, a centinaia di chilometri dalla sua isola d’Elba, indosserà un pettorale e salirà in bicicletta per partecipare alla Maratona delle Dolomiti. A 51 anni esatti dalla sua prima gara in bicicletta. Aveva otto anni Moreno quando fu il suo babbo ad appiccicargli il numero di pettorale alla maglietta.
«Andare in bicicletta è la mia grande passione. Da quando ero piccolo. Non ho mai smesso in tutti questi anni – racconta Bernotti al Tirreno, al telefono a poche ore dalla partenza della Maratona, 138 chilometri con pendenze particolarmente impegnative – in passato ho avuto la fortuna di correre con dei grandi di questo sport». Passista - scalatore, ciclista caparbio e di ottimo passo. Gambe forti, allenate sui tornanti dell’isola d’Elba. «Da giovane ho provato a sfondare nel mondo del ciclismo – racconta – intraprendendo la carriera come dilettante. Ho corso con campioni toscani del calibro di Bartoli, Tafi, Casagrande, Cipollini, gente che ha scritto pagine importanti della storia di questo sport». Il sogno era dedicare la vita al ciclismo, sfondare nel mondo dei professionisti. Ma sogno è rimasto. Stare all’Elba, lontano dei centri nevralgici del ciclismo che conta, di certo non ha aiutato. «Negli anni Settanta non era come adesso – racconta il capo operaio della Provincia – recarsi a Pontedera dall’isola d’Elba per partecipare a una gara del calendario toscano era grosso modo come, ai giorni d’oggi, andare all’estero». Per questo motivo, nonostante la passione e il buon talento, alla carriera da dilettante non è seguita quella da professionista. «Ma mica mi sono fermato – racconta Bernotti – ho continuato a pedalare sia in solitaria sia con gli amici appassionati che, come me, amano la bicicletta». Bernotti ha continuato a partecipare per anni alle gare tra gli amatori. C’è un momento, però, nel quale il rapporto tra Moreno e la bici è arrivato a un punto critico. È il 2017. Bernotti è vittima di un grave incidente stradale. Era in sella alla sua bicicletta, quando viene preso in pieno da un’auto e scaraventato su un fosso, all’altezza di Procchio. Si procura un grave trauma cervicale, finisce in terapia intensiva. Il peggio passa dopo pochi giorni. Sembra impossibiloe tornare a pedalare, dopo un duro colpo di questo tipo. Ma Moreno è duro come il ferro dell’Elba e, nella vita, non c’è una salita che lo spaventi. Così, piano piano, torna in forma, sale sulla bici e riparte. Già nel 2018 partecipa a una gara amatoriale in Lombardia. Insomma, non molla. E oggi lancia la sfida alle salite ripide delle Dolomiti. Cinquantuno anni dopo. Da quando il babbo gli appiccicò il suo primo pettorale alla maglietta. Moreno è già pronto, ancora una volta, ad alzarsi sui pedali. —
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