Il Tirreno

La città in lacrime per Enzo Polidori, l’uomo del dialogo e dell’impegno

Luca Centini
Enzo Polidori in una foto scattata di recente
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Enzo Polidori in una foto scattata di recente

È morto ieri all’ospedale dove era ricoverato da giorni. Ex operaio, sindaco e deputato, sapeva farsi amare dalla gente

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PIOMBINO. Chi lo conosceva bene lo apprezzava soprattutto nei momenti più difficili. Di conflitto. Enzo Polidori sapeva calibrare con maestria la coerenza con l’apertura al dialogo e l’empatia. Coltivava i rapporti, sapeva ascoltare e costruiva anche quando intorno c’erano le macerie. Per questo la sua morte è stata un duro colpo per tutti coloro che, in tanti anni di militanza politica, lo hanno conosciuto da vicino e hanno cercato di carpirne i segreti.

L’ex sindaco di Piombino avrebbe compiuto 85 anni a novembre. Non stava bene e da giorni era ricoverato in ospedale a Piombino. Ieri pomeriggio, purtroppo, è arrivata la notizia più brutta.

Ex operaio tornitore delle acciaierie, in un momento di difficoltà del partito fu chiamato a fare il segretario del comitato comunale del Pci. Era solo l’inizio di un lungo percorso. Quando Rolando Tamburini, all’epoca segretario del Pci piombinese, fu eletto sindaco, Polidori assunse la guida del partito. E sempre sulle orme di Tamburini, che fu eletto in Parlamento a Roma, Enzo prese il timone della città. Era il 1976. Piombino era una città completamente diversa rispetto a quella di adesso. La fabbrica tirava, la classe operaia era ancora forte. E Polidori era un sindaco piombinese popolare, che sapeva amministrare tra la gente. Mangiava pane e politica e aveva una dote innata: sapeva farsi voler bene dalle persone. Il salto a Roma avvenne nel 1983. Polidori, all’epoca 47enne, fu eletto alla Camera dei Deputati, dove restò per una legislatura e mezzo, essendo rieletto nel 1987. A Roma il cuore gli fece un brutto scherzo: un infarto lo costrinse ad allentare un po’ il ritmo del proprio impegno politico. Ma la politica, la sua grande passione, non l’ha mai abbandonata, neanche in questi anni. Polidori ha aderito al progetto del Partito democratico e fino agli ultimi giorni ha giocato con la sua solita abilità il ruolo del padre nobile del partito, nel vero senso della parola. Era la persona che appariva nel momento di difficoltà, senza che si dovesse chiedere il suo aiuto. Smussava gli angoli quando serviva, teneva la schiena dritta quando si mettevano in discussione principi per lui inviolabili. Sono tantissimi i ricordi e le testimonianze di affetto nei confronti dell’ex sindaco di Piombino che le persone che gli hanno voluto bene hanno espresso in queste ore, una volta appresa la notizia della sua morte. La sua ultima apparizione pubblica risale a poche settimane fa. Proprio di fronte al municipio va in scena la manifestazione indetta dai sindacati. Chi era presente ricorda l’amarezza di Polidori nel notare la scarsa partecipazione della città. Molto è cambiato rispetto a quando Enzo sedeva sulla poltrona di sindaco. Non necessariamente in meglio. Se la politica era la sua passione pubblica, il calcio era la passione più intima. Tifoso sfegatato nerazzurro, sia del Piombino calcio, sia dell’Inter di cui non si perdeva una partita.

Lascia la moglie Carla, la figlia Marilena, i familiari e tante persone che in questi anni gli hanno voluto bene. Da poco era diventato bisnonno. —

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