Attenzione
Addio a Polidori, l'anima nobile della politica
Enzo Polidori è stato un bravo sindaco e, prima ancora, un politico che amava stare fra la gente. È stato anche un deputato che non si è mai accontentato di occupare uno scranno. I suoi erano i tempi del Partito comunista, fare il sindaco garantiva uno stipendio da operaio specializzato e il resto finiva nelle casse del partito. E andare in Parlamento voleva dire indennità dimezzata perché anche quella era “per il partito”. Non gli andava certo di star lì solo per alzare la mano e votare sì o no su ordine del capogruppo. Per questo chi lo conosceva bene non si stupì poi troppo quando finì su tutti i giornali per un colossale ma elegante scazzo in aula con un ministro socialdemocratico.
Quelli erano i tempi della politica per spirito di servizio ed Enzo l’ha ben interpretata. Non si è mai presentato con certezze assolute, perché era cresciuto con buoni maestri. Sapeva che bisognava parlare, convincere, condividere. A me è capitato di incrociarlo da giovane cronista e non ho mai trovato tracce di arroganza anche quando doveva rispondere a domande non semplici. Aveva rispetto del ruolo degli altri, come molti della sua epoca.
Enzo è rimasto fino in fondo al suo percorso un appassionato della politica. Negli ultimi anni potevi incrociarlo sul corso con gli amici di sempre a discutere degli ultimi sviluppi della politica. Con i soliti toni pacati: a pensarci bene, a parte quella volta a Montecitorio contro quel ministro, non gli ho mai sentito alzar la voce.
Grazie Enzo, per tutto.
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