Il Tirreno

il dj daniele stella 

«Oggi i giovani sono più chiusi E certi messaggi sono violenti»

S.C.
«Oggi i giovani sono più chiusi E certi messaggi sono violenti»

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PIOMBINO. Daniele Stella, oltre a essere un noto dj che da anni fa ballare persone di tutte le età, viene spesso scelto dai ragazzi come accompagnatore musicale delle loro feste, in special modo per i compleanni dei diciottenni.

Oltre a questo è a sua volta padre di una ragazza di quindici anni.

Fattori questi che lo mettono in condizione di poter definire un ritratto abbastanza preciso degli adolescenti di oggi, con tutte le luci ma anche le ombre che li riguardano.

Stella, come sono i giovani di oggi?

«Fondamentalmente sono bravi ragazzi – dice – la maggior parte di quelli con cui ho a che fare sono educati e rispettosi. Certo, c’è sempre il soggetto fuori dal coro. Il problema piuttosto è che, a differenza dei tempi nostri, sono più a compartimenti stagno, ovvero tendono a costruire gruppi isolati ed ermetici. Si trovano bene in una determinata cerchia di amici e si chiudono in essa, spesso si fidanzano tra loro».

Cosa manca?

«Un idolo. Manca un interesse vero e proprio rivolto a qualcosa. Noi avevamo la musica e il mare, in realtà loro socializzano soprattutto con i telefonini e i social media».

Che musica ascoltano i ragazzi di oggi?

«Prevalentemente la trap, è la musica di ribellione di oggi. I messaggi trasmessi sono spesso forti, talvolta misogini e che inneggiano alla violenza. Le canzoni cui mi riferisco (e che loro conoscono benissimo) non hanno a che fare con la trap commerciale, alla fine pop, che viene trasmessa dalle radio e che conosciamo tutti. Esiste un sottobosco molto più pesante di brani, oltretutto incisi malissimo».

Anche in passato moltissimi artisti inneggiavano alla droga nelle loro canzoni…

«È vero, ma questo genere musicale è molto più diretto. Inoltre nei video si restituisce il falso mito dei soldi facili, macchine di grossa cilindrata, bellissime donne, fiumi di alcool e così via».

Come si approcci a loro musicalmente?

«Durante le serate, oltre alla mia scaletta lascio sempre la possibilità di attaccare il loro telefono per lasciare spazio alla loro musica, una sorta di autogestione. Conoscendo bene i giovani, ormai conosco anche le canzoni da proporre, e alcune che al primo ascolto sono inascoltabili poi, alla fine, risultano orecchiabili anche a me. Il fatto è che anche i media e le serie televisive trasmettono spesso messaggi di violenza con i quali si può pericolosamente empatizzare. Infine, non posso fare a meno di notare che latita moltissimo il valore della famiglia». —



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