Gioco
Adesso i lavoratori chiedono il conto a istituzioni e politici «Non lasciateci soli»
Parole, tanti impegni assunti e testimonianze di solidarietà «Ma chi è venuto al presidio ci segua sotto la sede del governo»
PIOMBINO. «Stavolta vogliamo ci siano tutti, non vogliamo restare da soli». Il messaggio arriva dai sindacati. Chiarissimo. Serve un’azione forte per riaccendere i riflettori sulle vertenze del polo siderurgico e per spazzare via il cono d’ombra che il ministro allo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti sembra ormai aver ritagliato su Piombino. Un pezzo dell’industria italiana che pare essersi avviata sul viale del tramonto, in silenzio. Senza che siano prese decisioni chiare da parte dei governi che, nel corso degli anni, si sono avvicendati. Tutti hanno messo le mani sulla questione Piombino, non c’è forza politica che non abbia tessuto legami con le proprietà aziendali che si sono alternate alla guida degli stabilimenti piombinesi, con i ministri che via via hanno tenuto in mano il pallino delle politiche industriali del nostro paese. Tantissime le dichiarazioni spese, molti gli impegni assunti, gli accordi sottoscritti, ma nessun risultato concreto. E la crisi, anno dopo anno, si è incancrenita. È per questo che i lavoratori di Piombino e i sindacati, pur non cedendo alla polemica facile, attendono la manifestazione del 7 luglio come un test. Sì perché si manifesta sotto il ministero, contro un governo latitante, ma del quale fanno parte tutte o quasi le forze politiche che in questi mesi hanno fatto capolino al presidio nella portineria di Jsw, che si è tenuto dall’8 marzo al 18 maggio. Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ci è andato due volte. «Confermo il massimo impegno della Regione sulla vertenza che deve essere quella più generale del polo toscano dell’acciaio», spiegò ai lavorato l’8 maggio scorso. Per questo motivo i sindacati sperano di potersi presentare sotto il ministero della Regione forti della presenza del presidente della Regione che, durante l’ultima sua visita al presidio in portineria, fu accompagnato dal consigliere regionale Gianni Anselmi e dal deputato Pd Andrea Romano. Quest’ultimo, con Luca Sani, ha presentato più di un’interrogazione al governo, riguardo alla vertenza Jsw, alla maxi commessa sulle rotaie e in generale sul destino dei lavoratori di Piombino. «Il Pd continuerà a lavorare per una soluzione vera – disse l’8 maggio ai lavoratori – con i suoi gruppi parlamentari e con la Regione».
Il ministero, per adesso grande assente, è diretto dal leghista Giancarlo Giorgetti e dalla viceministra Alessandra Todde, in quota M5S. Se il primo, per il momento, non ha mai rilasciato dichiarazioni su Piombino, la seconda ha presieduto l’ultimo tavolo con i sindacati, risalente al 13 maggio scorso: «La visione industriale dell’azienda non è sufficientemente chiara e bisogna lavorare urgentemente su questo aspetto – disse –. Il governo non ha alcuna preclusione a supportare un progetto di rilancio per Piombino, a patto che sia un progetto utile per l’interesse nazionale».
Da allora, però, silenzio. Anzi, i sindacati sostengono che anche il prefetto D’Attilio e il presidente della Regione Giani abbiano confessato di non essere in grado di avere contatti con il ministero. Chi, invece, ha detto di avere contatti costanti col ministero è il sindaco di Piombino Francesco Ferrari: «Stiamo dialogando. Ci sono proposte per Piombino, aziende che hanno proposto dei progetti di continuità per Piombino», ha detto solo pochi giorni fa (ma i sindacati di questi progetti non sono informati). Ma la lista degli interventi di chi ha incrociato i lavoratori di Piombino è lunga. Dal forzista Massimo Mallegni che il 13 giugno ha detto «Il governo deve portare allo scoperto le vere intenzioni della Jsw, che ad oggi non ha ancora definito un concreto piano industriale serio»), al leghista Manfredi Potenti, stesso partito del ministro, che il 7 marzo diceva: «Jsw non pare avere ancora sciolto le riserve sui propri propositi, mentre l’acciaio è strategico, per cui non possiamo permettere che il mercato italiano sia vittima di speculazioni». Tanti volti, molte parole condivisibili alle quali, a distanza di mesi, i lavoratori, sfiancati da una vertenza infinita, sperano di veder seguire i fatti. Magari dal 7 luglio. —
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