Il Tirreno

nel settore del turismo 

Quello che la manovra ti dà la nuova aliquota Imu ti toglie

Per le strutture ricettive gli effetti benefici sulla Tari  serviranno a neutralizzare gli aumenti decisi nel 2020 «Fu una decisione obbligata»

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PIOMBINO. Quello che la manovra comunale ti dà, le nuove tariffe dell’Imu ti toglie. Anche se, per dirla con le parole dell’assessore al bilancio Paolo Ferracci, «nel complesso - tra azzeramento della parte variabile della Tari e altre agevolazioni – gran parte delle imprese riuscirà ad avere qualche beneficio economico in più nel 2021», nonostante l’eredità pesante lasciata dalla manovra del 2020. Per le imprese del settore del turismo, alberghi, pensioni e villaggi turistici, è infatti terminato l’anno e mezzo bianco del governo che, di fatto, aveva congelato nel pieno dell’emergenza Covid l’aumento dell’Imu per gli immobili inseriti nella categoria catastale D, stabilito dal consiglio comunale di Piombino nel marzo del 2020. In pratica per questo tipo di immobili si passerà da un’aliquota del 7,6 per 1000 (fino al 2019 solo di competenza statale) a un’aliquota del 10,6 per 1000 (7,6 allo Stato e 3 di competenza comunale) per gli immobili con rendita catastale superiore a 10.000 euro e dell’8,6 per 1000 (7,6 allo Stato e 1 al Comune) per gli immobili con rendita catastale inferiore a 10mila euro.

Il salasso Imu, dunque, sarà in particolare per le strutture più grandi. «Quella del 2020 – ha spiegato Ferrari – fu una manovra sofferta che fummo costretti ad approvare per far fronte a un deficit di bilancio di circa 1,8 milioni di euro che fino ad allora era stato colmato con vendite immobiliari e soluzioni straordinarie. In questo modo siamo di nuovo in grado di pianificare e di fare delle cose. Le nuove tariffe scattano dopo un anno e mezzo di stop, è vero, ma con questa manovra l’effetto sarà neutralizzato per le imprese. Abbiamo incontrato Federalberghi, con il quale c’è una discussione in corso».

Proviamo a compiere alcune simulazioni sulla base di un pacchetto diverso di immobili con diverse rendite catastali per avere un’idea di quanto potranno incidere le nuove tariffe Imu. Partiamo da un immobile con una rendita catastale inferiore a 10mila euro, al quale verrà applicata una aliquota all’8,6 per mille rispetto al 7,6 per mille in vigore fino al 2019. Facciamo che la rendita catastale dell’immobile sia di 8.000 euro. Il calcolo, spiegato passaggio per passaggio sul sito tributi.org prevede prima una rivalutazione del 5%, quindi il calcolo della base imponibile con il moltiplicatore (65) previsto per la categoria catastale D, infine si procede al calcolo finale dell’importo Imu in base all’aliquota. Per un immobile con rendita catastale di 8.000 euro il euro si pagheranno 4695 euro di Imu, rispetto ai 4149 euro che si sarebbero pagati nel 2019. Se la rendita aumenta, con aliquota al 10,6 per mille, la forbice si allarga. Prendiamo un immobile con rendita di 25mila euro. Con la vecchia aliquota al 7,6 per 1000 si pagava 12844 euro di Imu, con la nuova al 10,6 l’importo sale a 17.914. Più le strutture sono grandi, più il salasso sarà cospicuo. —

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di Redazione web