Il Tirreno

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«Sì al recupero dei casolari ma senza commettere abusi»

Giorgio Piglia
«Sì al recupero dei casolari ma senza commettere abusi»

Il sindaco risponde a un cittadino: «L’alternativa è “riqualificare” le stalle ma in questo caso si devono pagare gli oneri previsti, che sono altissimi»

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Monteverdi. Sulla scrivania del sindaco di Monteverdi Francesco Govi è in bella evidenza la lettera di un cittadino residente nella campagna circostante, nella quale si richiama l’attenzione degli amministratori pubblici su un’interpretazione restrittiva delle norme urbanistiche rispetto a quanto è in vigore nei comuni di Piombino, Campiglia e Suvereto. In sostanza a Monteverdi non è concesso quanto invece è ammesso nei comuni del circondario. Almeno secondo l’autore della lettera di cui possiamo divulgare il contenuto con il velo dell’anonimato.

Ma vediamo il dettaglio. Nelle campagne di Monteverdi e di Canneto esistono numerosi poderi ex Ente Maremma, molti abbandonati e cadenti, e altri fabbricati destinati egualmente alle famiglie di contadini, ma realizzati da privati. In genere il primo piano era destinato alle abitazioni, il piano terreno ospitava gli animali. Oggi chi volesse trasformare le stalle – e anche locali adiacenti destinati a quell’uso – non potrebbe farlo perché gli ambienti in questione non sono stati deruralizzati quando era il momento di attivarsi, diversi anni fa: sono quindi considerati locali a uso agricolo, non possono ottenere l’abitabilità, senza la quale sarebbe un abuso trasformarli in abitazioni.

Il tema è piuttosto caldo: non ci sono in ballo solo i poderi ex Ente Maremma e similari, ma probabilmente anche altri fabbricati, dove si è intervenuti forse inconsapevolmente trasformando la destinazione dei locali agricoli in garage, cantinette, laboratori. Il risvolto, di sicuro più rilevante, è che la norma urbanistica crea un vincolo anacronistico, mentre la ripresa del mercato immobiliare e una fuga dalle città sempre più evidente anche da queste parti, negli ultimi mesi numerose abitazioni sono passate di mano, possono rendere allettante l’acquisto e la ristrutturazione dei poderi in disuso. Insomma, Monteverdi rischierebbe di essere tagliato fuori, secondo l’autore della lettera, dal business dei nuovi potenziali residenti.

Come risponde l’amministrazione Govi? Innanzitutto concorda con l’autore della lettera quando scrive di un’agricoltura ormai inesistente nelle campagne, a parte le vigne e gli oliveti, e di una quasi totale scomparsa degli allevamenti. Ricorda le scelte compiute nel recente passato dalle precedenti amministrazioni con interventi per favorire la trasformazione di annessi agricoli abbandonati in abitazioni, il famoso articolo 29 che portò in tribunale amministratori e decine piccoli proprietari, poi tutti assolti, ma sul punto specifico il sindaco dissente: «È la legge 65 della Regione che fa testo: i regolamenti urbanistici possono introdurre modifiche ma in senso restrittivo. Oppure si sceglie la via maestra: deruralizzare stalle e ambienti similari pagando gli oneri previsti, che sono altissimi». E prosegue: «Come amministrazione, siamo favorevoli al pieno recupero dei casolari in disuso e vogliamo incrementare l’insediamento di nuove famiglie in campagna. Questa è una scelta politica che faremo valere in Regione quando nei prossimi mesi andremo a discutere il nuovo Piano strutturale, ora in fase di elaborazione insieme al Comune di Pomarance». –

Giorgio Piglia

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