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«Ripascimenti delle spiagge vietati in estate ma i Comuni elbani fanno i lavori lo stesso»

Giuseppe Boi
«Ripascimenti delle spiagge vietati in estate ma i Comuni elbani fanno i lavori lo stesso»

Intervento di Legambiente dopo le ruspe alla Biodola: Portoferraio, Campo nell’Elba e Capoliveri non rispettano le regole

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Giuseppe Boi

Portoferraio. I lavori di ripascimento conclusi ieri nella spiaggia della Biodola sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Proprio nella settimana in cui Legambiente ha cominciato il progetto TartaLove – con decine di volontari pronti a perlustrare le spiagge per trovare e difendere i nidi e le uova delle tartarughe marine –, il Comune di Portoferraio decide di mandare le ruspe sull’arenile. Così gli ambientalisti dell’Arcipelago Toscano decidono di ricordare a palazzo della Biscotteria e alle altre amministrazioni elbane: «Ci sembra di ricordare che nel 2019 la Regione Toscana abbia vietato i ripascimenti nel periodo giugno-settembre, eppure episodi di questo genere stanno avvenendo un po’ ovunque, nonostante sia iniziata tanto la stagione turistica, quanto quella di nidificazione delle tartarughe marine».

Legambiente chiama in causa tanto il Comune di Portoferraio «per il massiccio ripascimento alla Biodola con mezzi pesanti che comporta lo sversamento di sabbia sedimentata del fondale, carica di materiale organico e di diversa consistenza»; quanto quello di Campo nell’Elba «per i continui ripascimenti della spiaggia di Marina di Campo che hanno creato una spiaggia artificiale che alla prima moderata mareggiata estiva mostra subito zone diverse per compattezza e resilienza della spiaggia, con la creazione di gradienti impossibili da risalire per una tartaruga marina intenzionata a depositare le sue uova, come fece nel 2017 la Caretta caretta “Federica”»; quanto all’amministrazione di Capoliveri perché a Lacona si sta provvedendo a un “vaglio” della sabbia con un grosso mezzo meccanico, su una spiaggia che fa parte del Parco Nazionale e accanto alle dune protette, mettendo ancora più a rischio un ambiente già delicato e acuendo quell’erosione che si crede di combattere».

Gli ambientalisti contestano anche le spiegazioni date dagli amministratori: «Ci dicono che i lavori sarebbero iniziati in ritardo a causa del mancato arrivo in tempo dei finanziamenti regionali, ma questo evidenzia due cose: anzitutto la mancata programmazione nella gestione di quello che si considera comunque un bene economico prezioso, poi che non si affrontano i problemi strutturali che ci sono dietro l’erosione delle spiagge, continuando a spendere negli anni centinaia di migliaia di euro per interventi spot che durano una sola stagione».

Quindi l’attacco finale: «Tutte le promesse di spiagge “tarta-friendly” fatte da Regione e Comuni sono andate a farsi benedire e, al posto delle tartarughe, la mattina sulle spiagge scorrazzano le ruspe che aggravano tutti i fenomeni che poi si crede di risolvere con ripascimenti tanto costosi quanto tardivi ed effimeri». —

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