Gioco
I giorni della svolta dalla Liberazione alla ricostruzione della democrazia
Dall’arrivo degli Alleati alla nomina del sindaco Mussio Gli episodi salienti nel racconto dello storico Benedettini
campiglia. «Da diversi giorni si susseguivano notizie circa l’avanzata americana (gli alleati) verso le nostre parti. In Comune, l’ultimo commissario, il maestro Ideale Fabiani, era scomparso dalla circolazione. Il portone del Comune era chiuso. Un gruppetto di amici, ormai da giorni, si ritrovava in piazza Vittorio Emanuele, la piazza centrale di oggi. Erano: Valentino Garosi, i due Bandini, il “vescovo” Battistini, Erlini, certo “Filanciano”, Giannino Ferroni, Quintilio Genovesi, Sergio Gori, Gino Iacopucci, Nardino Nardi e altri, anche due piombinesi sfollati». A ricostruire quei giorni, con dovizia di particolari, è lo storico locale Gianfranco Benedettini.
«Dalla piazza della Vittoria, oggi parcheggio sotto Pizzica, vedevamo le torri del Tavolino Rovesciato abbattute, tre su quattro. Ci dissero che gli americani erano vicinissimi. Infatti, una parte era a Banditelle e prese per la campagna, sostò a Cafaggio nelle vicinanze del podere dei Galgani; un’altra parte si diresse, sull’Aurelia, verso Venturina, sfondò l’argine della Cornia all’altezza delle Coltie. Una seconda si fermò a Guadalupo in attesa che i partigiani della 3ª Brigata Garibaldi entrassero per primi nella cittadina. Da Cafaggio, una jeep, risalì la strada delle Piagge, sotto l’ospedale, giunse a Campiglia, dalla Rocca, percorse via Cavour, prese la discesa del Palazzo Pretorio, si fermò in piazza con gran sorpresa del gruppetto di amici. Erano tre bianchi e un “muso nero” (dissero loro) che prese a regalare sigarette, cioccolata e caramelle, anche lo “schewingoom”. Scese un graduato, tenente o sergente, si avvicinò e ci disse “Domani torniamo, fate il sindaco, occhei? ! ” la voce era perentoria. Se ne andarono e non li vedemmo più. “Fate il sindaco… hanno detto e come si fa? ”».
Solo i più anziani di loro avevano votato nel 1922, nel 1924 e nei due plebisciti del 1929 e 1934. «Nel 1922 era stato eletto sindaco Giuseppe Mussio. Durante il fascismo, Valentino Garosi aveva sfidato più volte i fascisti. Era anarchico ma si stava avvicinando ai comunisti. Era l’unico ad aver letto qualche libro. Deciso e bonario, forte e sfrontato. “Fallo tu” gli dissero. Lui si schernì, “Non ho esperienza, non saprei da dove cominciare…”. Nardi disse: “Perché, non andiamo su, in Poggiame da Beppe Mussio? ”. Ci andarono. Giuseppe Mussio era ormai anziano e non sentiva ragioni: “No, no, non voglio farlo, son vecchio”. Fu convinto dalla figlia Clelia, rimasta zoppa in seguito a un pestaggio. Accadde nel 1923, o 1924, per aiutare il babbo, Clelia inciampò sulla soglia della bottega e rimase zoppa. Nel dopoguerra insegnò educazione civica alle scuole medie».
Il libro delle delibere comunali si apre con questa frase: “Oggi 26 giugno 1944, giorno immediatamente successivo a quello dell’auspicata liberazione di questo Comune…”. Giuseppe Mussio diventa sindaco “…a tale carica eletto dal Comitato di liberazione nazionale (Cln) emanazione ed espressione del popolo”. Il manifesto del 26 giugno 1944 dice tutto. «Valentino Garosi fu delegato per Campiglia; per Venturina: Pilade Vezzosi, per San Vincenzo – allora sotto Campiglia – don Ivo Martelli. Il Cln portò i nomi al comando Alleato che approvò. Era il 15 luglio 1944. Il 7 agosto 1944 si forma la nuova giunta. Mussio sempre sindaco. Garosi e Nardino Nardi delegati per Campiglia; Giovanni Fossi per Cafaggio; Ilario Gambassini per Venturina e Martelli per San Vincenzo».
Il 25 giugno, il partigiano Nerio Signorini, rifugiatosi a Campiglia, intese tornare a Piombino, la sua città. «Sotto Villa Mussio fu colpito a morte forse da un soldato tedesco rimasto nella zona. Il suo funerale segnò la prima grande manifestazione antifascista svoltasi a Campiglia».
C’era da ricostruire tutto. «Specialmente dal punto di vista morale. La disoccupazione era dilagante; le miniere erano chiuse, il Consorzio Fiumi e Fossi aveva sospeso i lavori. Uguale per la Cooperativa di Lavoro di Venturina. Funzionava solo l’ospedale di Maremma privo del chirurgo, il dottor Millul, sospeso perché ebreo. Il Comune divenne il centro nevralgico di ogni attività. I mulini rientrarono in funzione, il latte fu distribuito, insieme ad altri generi di prima necessità man mano che riuscivano a trovarli. Il timore maggiore era costituito dal sentimento di vendetta che la gente covava verso i fascisti. Scoppiò il 21 e 22 luglio. La razione del pane era fissata in 150 grammi a testa. Le donne protestarono, Mussio si dimise, poi le ritirò ma la situazione si faceva sempre più incandescente. Gli Alleati se ne erano andati verso Cecina e Livorno. Non aiutavano come facevano prima».
Mussio era socialista, Garosi comunista. «Il duo affrontò le amministrative del 7 aprile 1946 e vinse. Mussio diventò sindaco, Garosi vice. Nel 1947 avvenne la scissione di Palazzo Barberini ove si formò il Psli (Psdi) al quale Mussio aderì. Si dimise da sindaco e dal Psi. Garosi lo sostituì. Sopravvenne la crisi istituzionale con la scissione di San Vincenzo che divenne, nel 1949, Comune autonomo. Questo comportò la nomina di un commissario fino alle elezioni del 1951 dove prevalsero le Sinistre unite che elessero Garosi a sindaco. Mussio morì il 21 gennaio 1948». —
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