Sicurezza
Magona, i sindacati restano preoccupati dopo il vertice con Liberty
Il Ceo Renaud Moretti ha fornito rassicurazioni ipotizzando una ripartenza delle produzioni in agosto Ma i dubbi sono ancora tanti
PIOMBINO. Le rassicurazioni attese sono arrivate, ma non hanno convinto i sindacati. Del resto le certezze intorno allo stabilimento Liberty Magona sono poche e il rischio di uno stop definitivo alla produzione resta molto alto. È questo, in sintesi, l’esito dell’incontro che si è tenuto ieri, all’interno dello stabilimento di Piombino, a cui ha partecipato Renaud Moretti, il Ceo di Liberty per Piombino, Liegi e Dudelange. Un gruppo di lavoratori ha atteso il dirigente aziendale in un presidio allestito ieri mattina alle porte della fabbrica. Poi, negli uffici, è andato in scena il vertice con i rappresentanti dei sindacati. Moretti ha aggiornato i sindacalisti sulla situazione in cui versa il gruppo indiano, alle prese con dei gravissimi problemi di liquidità in seguito al fallimento della banca d’affari Greensill. Non solo. Lo stabilimento di Piombino, che avrebbe ordini e mercato per tenersi in piedi da solo, è di fatto paralizzato da giorni, dopo che gli ex proprietari di Arcelor Mittal hanno bloccato le forniture di semiprodotti, a causa dei debiti che il gruppo che fa capo a Sanijev Gupta ha accumulato. Nel corso del vertice di ieri mattina il Ceo Moretti ha spiegato come il debito legato alle attività di Liegi sia passato da 50 a 8 milioni di euro. Per questo motivo ci sarebbero le condizioni affinché alla fine di luglio si possano sbloccare le forniture di semiprodotto per lo stabilimento di Piombino, con la produzione che potrebbe partire dai primi giorni di agosto.
Una rassicurazione che, tuttavia, viene presa con le molle dai sindacati, che ritengono la ripartenza temporanea e non duratura, in assenza di una soluzione definitiva dei problemi di liquidità del gruppo. Il dirigente Moretti ha allontanato l’ipotesi di una cessione della Magona, considerato come «un piccolo gioiello» dal gruppo anglo-indiano. Anche in questo caso le parole non hanno convinto del tutto le rappresentanze sindacali, preoccupate per il futuro degli addetti e per uno stop alla produzione. A tale proposito i sindacati ritengono necessario un coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm, in modo da portare la vertenza di Magona sul tavolo del ministero. —
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