Il Tirreno

Discarica Rimateria, dopo il fallimento il blitz della Finanza

Cristiano Lozito ; ALTRO SERVIZIOA PAGINA 7
Discarica Rimateria, dopo il fallimento il blitz della Finanza

Sette gli indagati dalla Procura tra amministratori ed ex dirigenti dell’Asiu L’ipotesi di reato bancarotta fraudolenta, all’esame un gran numero di documenti

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Cristiano Lozito

PIOMBINO. È un terremoto quello che ieri ha scosso amministratori ed ex dirigenti di Rimateria e Asiu: dall’alba per un lavoro proseguito fino a notte la Guardia di Finanza di Piombino ha avviato perquisizioni e sequestro di documenti non solo nella sede di Rimateria ma anche in quelle dei privati che avevano acquisito ciascuno il 30 per cento delle quote, e cioè Navarra (a Ferentino, in provincia di Frosinone) e Unirecuperi, a Reggio Emilia.

Le ipotesi di reato sono bancarotta fraudolenta e altri reati societari: nessun commento ufficiale da parte della Procura di Livorno che guida le indagini col pm Niccolò Volpe, ma da indiscrezioni sono al momento sette le persone indagate, amministratori ed ex dirigenti di Rimateria e Asiu.

Il numero di indagati potrebbe però a salire man mano che procederà l’esame delle carte, e investire anche ambiti diversi da quelli puramente amministrativi delle varie società coinvolte, visto che tutti i Comuni della Val di Cornia erano soci di Asiu, e che il lavoro della Finanza parte da almeno una quindicina d’anni fa.

L’esame dell’enorme mole di documenti acquisiti in questi giorni (perché la Finanza ha operato anche all’interno dei Comuni, con discrezione, nei giorni precedenti al blitz di ieri) peraltro sarà indubbiamente lunga e complessa, e ci vorranno mesi per mettere ordine tra le carte.

Sotto esame sono i documenti contabili, i bilanci e le varie operazioni societarie che avrebbero nel tempo indebolito Asiu e poi Rimateria fino al fallimento decretato dal tribunale di Livorno appena pochi giorni fa.

Ma il fallimento della società che gestiva la discarica di rifiuti speciali, seguendo questo ragionamento, sarebbe stato già palese ormai da anni, quanto meno dal momento in cui Rimateria nacque sulle ceneri di Asiu, ereditando un debito acclarato intorno ai 20 milioni, che secondo alcuni salirebbe a 50 milioni considerando gli investimenti in Tap, società che doveva riciclare le scorie della Lucchini, convertirle in “conglomix”, materiale che avrebbe dovuto sostituire quello proveniente dalle cave e quindi progressivamente ridurre il prelievo dai monti campigliesi, e invece rimasto praticamente inutilizzato.

La scelta di privatizzare la maggioranza delle quote quindi in realtà alla fine avrebbe portato benefici, cioè guadagni milionari, solo appunto ai soci privati Navarra e Unirecuperi (poi rilevata da Iren) finendo appunto per completare l’opera di disfacimento della società.

Società tecnicamente fallita dopo la decisione proprio dei soci privati lo scorso 21 maggio di non proseguire nel concordato in continuità. Fu il consiglio di amministrazione, su mandato dell’assemblea a prendere la decisione: decisivo il passo indietro di Navarra e Iren, ciascuno titolare del 30 per cento del capitale societario, che non hanno accettato di pagare l’aumento di capitale di 2,5 milioni di euro e finanziare la società sino alla concorrenza di 3,9 milioni di euro.

Così con la decisione del giudice di non procedere all’esercizio provvisorio si sono materializzati spettri più volte evocati: il posto di lavoro di 41 dipendenti, che rischiano da un giorno all’altro di vedersi recapitare una lettera di licenziamento senza poter accedere agli ammortizzatori sociali, e quello della bomba ecologica rappresentata da una discarica senza più controllo, che continua a produrre percolato e biogas. —

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