Gioco
Resta aperta più di una emergenza Sono 41 gli addetti senza alcuna tutela
Dalla gestione del percolato e biogas prodotti dalla discarica alle possibili responsabilità in capo ai Comuni soci
Manolo Morandini
PIOMBINO. «Se l’azienda fallisse i problemi della discarica non li risolverebbe nessuno, rimarrebbero lì e a norma di legge dovrebbe farsene carico il Comune di Piombino e quindi la cittadinanza”. Parole pronunciate alcune settimane fa da Francesco Pellati, il presidente che ha guidato Rimateria fino alla presentazione del piano di concordato in continuità. Poco più di un anno e mezzo, che si chiude con il fallimento della società. Dal 9 giugno la sentenza del tribunale di Livorno mette un punto. A gestire le procedure in veste di curatrice è Francesca Ozia, nominata perché “già a cognizione della crisi di impresa” si legge nel dispositivo della sentenza “avendo svolto in sede di concordato preventivo la funzione di commissario giudiziale potrà tempestivamente assumere tutte le iniziative che consentiranno la maggiore soddisfazione possibile dei creditori”. I giudici prendono atto della volontà dei soci, non più disposti a sostenere economicamente il piano industriale, a procedere verso l’autofallimento, chiudendo al concordato in continuità. Un piano partorito con grande fatica e naufragato sull’indisponibilità dei soci provati a fare l’iniezione di liquidità promessa. Rimateria chiude, più di una emergenza resta aperta.
Il lavoro che non c’è
La questione più urgente è tutelare i lavoratori, che non hanno possibilità di cassa integrazione ma solo di un sostegno di breve periodo – tra l’altro non scontato, deve decidere l’Inps – col Fondo di integrazione salariale (Fis). E dopo? Sul tavolo i sindacati hanno messo la proposta di attivare la norma che prevede la mobilità di dipendenti nell’ambito di società partecipate. E dall’altra di far rientrare quelli che sono stati assunti con contratto Inpdap, ovvero degli enti pubblici e statali, nell’organico dei Comuni. Possibilità quest’ultima che potrebbe essere seguita per nove dei 41 addetti dell’azienda. Di fatto, non c’è niente di certo. E lo spettro del licenziamento si fa incombente.
Stop messa in sicurezza
A Ischia di Crociano stavano procedendo i lavori per la messa in sicurezza: il 2º stralcio per la regimazione delle acque piovane e la copertura definitiva della parte a nord della discarica, quella coperta con i teli verdi su cui posare uno strato di argilla e della terra vergine per fare la piantumazione del verde. Da giorni tutto si è fermato. Sparite le ruspe che si vedevano sul fronte discarica. È da chiarire se e come proseguiranno i lavori dimessa in sicurezza del sito, che hanno preso il via nei mesi scorsi alla ripresa dei conferimenti di rifiuti nei volumi del Cono rovescio. Si tratta degli interventi prescritti dalla Regione per circa 5 milioni di euro.
Percolato e biogas
Le questioni ambientali di una discarica che continua a produrre percolato e biogas sono da conciliare con una sentenza che non prevede l’esercizio provvisorio e sospende ogni attività. Le prime decisioni della curatrice fallimentare Ozia sono attese a giorni.
Chi conosce i conti assicura che nelle casse Rimateria ci sono le risorse finanziarie per pagare i fornitori e far fronte alla gestione di percolato e biogas che la discarica continua a produrre. Attività che tuttavia potrebbero dare una minima prospettiva di lavoro a non più di una decina di dipendenti dell’azienda. Difficile pensare ai conferimenti di rifiuti negli spazi ancora liberi del cono rovescio, circa 60mila metri cubi.
Fideiussioni e gestione
Non è certo il valore delle fideiussioni in tutto 10 milioni di euro, 4 milioni quella targata Asiu Spa in liquidazione e l’altra da 6 milioni sottoscritta in pari quota dai soci privati Navarra e Iren Ambiente, a dare le garanzie per una gestione in sicurezza della discarica. Quei soldi sono lì per il post mortem dell’impianto, ovvero chiusura della discarica e gestione del sito per 30 anni. Resta scoperto tutto quel che serve fare per arrivare a quello stadio. La stima è che per la messa in sicurezza e post mortem siano necessari più di 16 milioni di euro.
Soldi e responsabilità
Rimateria porta con sé più di una incognita. Tra le conseguenze c’è il fallimento di Asiu in liquidazione. Si stanno già facendo i conti per stimare il debito alla fine dei giochi. Trattandosi di una società interamente partecipata dal pubblico la legge Madia, la 124 del 2015, prescrive che lo sbilancio patrimoniale o le perdite siano a carico proquota dei soci, in base al peso della partecipazione a capitale. In questo caso, i Comuni della Val di Cornia con l’aggiunta di Castagneto Carducci. A saltare potrebbe essere anche la procedura che ha portato all’ingresso dei soci industriali in Rimateria. Navarra e Iren Ambiente potrebbero aprire un contenzioso per riavere indietro i soldi versati per l’acquisto delle partecipazioni, si tratta ad oggi di un acconto, contestando che gli è stata venduta una cosa per un’altra. C’è anche la spada di Damocle della causa da 25 milioni aperta da Navarra nei confronti del Comune di Piombino, alla quale se ne potrebbe aggiungere una analoga di Iren Ambiente. E a pagare, in caso di sentenze avverse, sarebbero i cittadini. —
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