Sicurezza
Attendono la Tac per sei mesi annullata dall’Asl alla vigilia
Mancano i radiologi. La protesta di una coppia di anziani di Venturina Terme «È sempre più difficile veder garantita una cura adeguata e il rispetto dei diritti»
Manolo Morandini
VENTURINA. Una doccia fredda. A cui è seguito il senso di impotenza. «È sempre più difficile veder garantita una cura adeguata e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, specie quando si trovano in una condizione di speciale fragilità come quella della malattia». Lo sfogo di Liana Culicchi, 80 anni residente a Venturina Terme, dopo il rinvio comunicato dall’Azienda sanitaria della Tac che suo marito Antonio Bindi, 81 anni, avrebbe dovuto fare all’ospedale Villamarina. È la mattina dell’8 giugno quando riceve la chiamata: niente esame per mancanza di medici radiologi. Al danno la beffa: «Il giorno prima sono stata contattata per spostare l’orario dell’esame», sottolinea.
Alla coppia è crollato il mondo di fronte a una prestazione attesa da sei mesi. «Il 22 giugno avremmo avuto la visita oncologica a Piombino, ma non vedo di quale utilità potrà essere considerato che dovremmo presentarci senza i risultati della Tac», sottolinea Culicchi. Che aggiunge: «Dinanzi alle mie accese rimostranze e richieste di spiegazione l’impiegata mi ha candidamente risposto che mancano i medici per fare questo esame e molti altri. E questo determinata il rinvio sistematico degli appuntamenti».
La Tac sarebbe servita a verificare la condizione clinica del signor Antonio e il suo decorso dopo una serie di tre operazioni e trattamenti chemio e radio. «L’invito implicito che sembra arrivare dall’Azienda sanitaria è a rivolgersi alla sanità privata, cosa che spesso facciamo e abbiamo fatto quando c’era urgenza e una preoccupazione speciale. Tuttavia, questo significa ricacciare coloro che hanno meno possibilità economiche nella condizione di non curarsi adeguatamente. Ultimi, appunto. E invisibili, senza voce».
Dopo il rinvio dell’esame Tac, atteso da sei mesi e prenotato «con molta cura e impegno», come dice la signora Culicchi: «Adesso alziamo le mani, in attesa di capire come muoverci». Andremo dai privati, ma io e mio marito viviamo di pensione e quando abbiamo fatto fronte all’affitto, il pagamento delle utenze e il mangiare non è che navighiamo nell’oro. Se la situazione all’ospedale di piombino è nota all’Azienda sanitaria perché non si fa carico in attesa di una soluzione di mandarci in centri convenzionati? Non farlo significa che altrimenti vogliono che a pagare tutte le volte siamo noi». –
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