Il Tirreno

le tensioni nel partito democratico 

Pellegrini lascia il Pd: «Partito immobile»

Cristiano Lozito
Pellegrini lascia il Pd: «Partito immobile»

Firmata la rinuncia alla presidenza del Quartiere Porta a terra. Si dimette anche Calvi, vicesegretario del circolo Berlinguer

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Cristiano Lozito

PIOMBINO. Riccardo Pellegrini, presidente del quartiere Porta a Terra, volto noto del volontariato, lascia il Pd e il suo incarico istituzionale. Le sue dimissioni fanno il paio con quelle di Walter Calvi, vicesegretario del circolo Pd Berlinguer.

Analoghe le motivazioni, centrate sostanzialmente sull’immobilismo e sull’incapacità di ripartire dalla sconfitta del 2019 con idee e progetti per il futuro. Entrambi facevano parte di quel gruppo di persone che si erano avvicinate al Pd con grande impegno con l’obiettivo di coinvolgere forze nuove, e specialmente giovani, nell’attività di ricostruzione del partito.

Pellegrini, operaio Magona, ma anche volontario della Croce Rossa, impegnato con l’Arci al Cotone, con Microsmo e il Parco di Punta Falcone, dopo l’annuncio della sua decisione fatto al Pd, ha inviato la sua lettera di dimissioni da presidente di Porta a Terra al sindaco Francesco Ferrari, motivandole appunto con la «rinuncia a ruoli politici e istituzionali all’interno del Pd», esprimendo anche «il rammarico, seppur senza rimpianti, nel distacco dal consiglio di quartiere essendo per mia natura sempre impegnato nelle opere di volontariato, partecipazione e condivisione collettiva: saprò continuare al di là degli incarichi la mia missione umana, pur tralasciando gli aspetti politici che finora mi hanno caratterizzato».

La sua protesta nei confronti del partito sia livello locale che regionale – così come quella di Calvi – non è indirizzata verso qualcuno in particolare, ma bei confronti di un atteggiamento complessivo del gruppo dirigente del partito, che sembra faticare ancora ad analizzare le ragioni della sconfitta del 2019.

Certo si sa che da tempo si erano rarefatti i rapporti col segretario Simone De Rosas e il gruppo dirigente, che da due anni nel partito si attende la nomina del segretario dell’Unione comunale, che a molti non è andata giù la nomina dell’ex segretario Valerio Fabiani a responsabile nazionale del Pd per le crisi industriali, lui che dalle tante vertenze locali sembra da tempo volersi tenere lontano. Si sa anche che nel partito prosegue quella sorta di guerra sotterranea, spostatasi in Regione, tra chi sta con Gianni Anselmi, e chi invece sta con Fabiani, a cui Eugenio Giani ha affidato compiti molto simili a quelli dell’ex sindaco.

Pellegrini spiega di «non voler fare polemica, certo sono entrato nel partito quattro anni fa con la voglia di aiutare a cambiare quella che mi pareva una visione stantia del modo di fare politica. Mi interessava soprattutto cercare un rapporto con i giovani, mi ero proposto al partito come una sorta di “termometro sociale”, utile appunto a capire i bisogni della gente, stando insieme alle persone, “contaminandosi” con le loro idee e le loro esigenze. Invece il Pd non sta facendo nulla, resta immobile. Rincorre le scelte dell’Amministrazione, senza ammettere gli errori del passato e senza visione del futuro. Da uomo di sinistra mi dispiace molto, certo non diminuirà il mio impegno nei confronti della città e dei giovani».

Simili le ragioni delle dimissioni dal partito di Walter Calvi: «La mia ambizione – dice – era avviare un dialogo con la città, invece il partito ha mostrato poca voglia di aprirsi, specie col mondo giovanile». Calvi, lasciando il suo incarico di vicesegretario del circolo Berlinguer, ha inviato una lettera agli iscritti, spiegando che «recenti sviluppi nella politica interna del nostro partito hanno messo in evidenza lo scollegamento esistente tra gli elettori e la classe dirigente. Ritengo che si sia raggiunta una soglia insostenibile, per queste ragioni ritengo non essere più in grado di sostenere questo sistema che favorisce strategie di posizione rispetto al merito e – conclude – al mandato ricevuto dal voto degli elettori». —

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