Il Tirreno

La rabbia dei lavoratori «Discarica, problema di tutta la Val di Cornia»

Manolo Morandini

Sindacati e dipendenti portano la loro vertenza sotto il palazzo comunale Il sindaco Ferrari dal palco: «Il fallimento viene da anni di mala gestione»

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Manolo Morandini

PIOMBINO. Si sta scomodi in via Ferruccio. Al punto che in molti preferiscono evitare il disagio. Nella giornata in cui i lavoratori Rimateria portano nel cuore della città, all’ombra del palazzo comunale, la loro vertenza si notano le assenze. Sul palco si alternano i rappresentanti sindacali e alcuni dipendenti. Le uniche voci da fuori sono del sindaco di Piombino Francesco Ferrari e di Anna Tempestini, capogruppo di Anna per Piombino. La mobilitazione è unitaria. L’hanno indetta Cgil, Cisl e Uil attraverso le rispettive sigle di categoria, e Fiadel. La richiesta di fallimento avanzata dal consiglio di amministrazione dell’azienda registrerà il primo passaggio ufficiale il 9 giugno quando la sezione fallimentare del tribunale di Livorno nominerà il curatore. In ballo, il futuro di 41 famiglie e le questioni di tutela ambientale della zona di discarica.

«Il fallimento non è un problema solo per le 41 famiglie dei lavoratori, ma per tutto il territorio». Lo ripetono più di una volta i rappresentanti sindacali. La vicenda si innesta in un’area in cui le vertenze di crisi delle aziende siderurgiche sembrano non trovare soluzione. L’aspetto viene richiamato dai rappresentanti sindacali dei metalmeccanici, intervenuti per portare solidarietà. Un territorio sempre più marginalizzato, che da troppo tempo è in attesa di risposte. «O ci salviamo tutti o non si salva nessuno».

Le questioni aperte sono molte. La più urgente è quella di tutelare i lavoratori, che non hanno possibilità di cassa integrazione ma solo di un sostegno di breve periodo – tra l’altro non scontato, deve decidere l’Inps – col Fondo di integrazione salariale (Fis). E bisognerà capire come deciderà di operare il curatore fallimentare: ritenendo presumibile la continuità aziendale almeno per la necessità di recuperare percolato e biogas - se non anche di ottemperare alle prescrizioni della Regione -, è incerto il numero di lavoratori che verrebbero considerati necessari per fare queste operazioni.

Si rimettono in fila alcuni errori. La privatizzazione di Rimateria con la vendita del pacchetto di maggioranza che ha permesso l’ingresso dei soci privati Navarra e Iren Ambiente. «Con cinismo hanno deciso che a loro conveniva far fallire l’azienda», sottolineano dal palco. Si ricordano i tempi con cui si è arrivati a definire il piano per il concordato in continuità e a distanza di due mesi il salto nel vuoto che ha scompaginato tutto. Il no all’apporto di capitali dei due soci privati, in precedenza garantito, ha spalancato la strada all’autofallimento. Tra le conseguenze: «Si perderà anche la presenza di un socio pubblico e la sfida diventerà ancor più complicata». Alle istituzioni si chiede un impegno «a dare subito una risposta ai 41 lavoratori». E si ricorda che il risanamento ambientale del territorio «lo si fa con un’azienda che sta in piedi e non che si fa fallire».

Quando sul palco sale il sindaco Ferrari in strada si fa silenzio. «È necessario scindere la questione ambientale da quella occupazionale – dice –. Ci siamo subito attivati con tutti i soggetti titolati in questa vertenza per avviare un percorso che potesse dare continuità ai lavoratori: abbiamo più volte incontrato le rappresentanze sindacali con cui stiamo portando avanti un dialogo. Lo stiamo facendo oggi per Rimateria, così come per tutte le altre realtà in cui sono in pericolo posti di lavoro».

Un discorso a viso aperto, interrotto solo a metà da una voce dalla piazza: «Vergogna, fai propaganda sulla pelle della gente». Ferrari non si nasconde. «Il fallimento viene da anni di malagestio, da decine di milioni di euro di debiti e da uno scarsissimo interesse per l’impatto ambientale. L’unico modo per evitare questo epilogo sarebbe stato continuare nel percorso tracciato dalle precedenti amministrazioni, concedendo il raddoppio dei volumi, incuranti delle conseguenze sulla salute, sulla tutela del territorio e del futuro degli stessi lavoratori». Che conclude: «L’unica responsabilità di questa amministrazione, ma preferisco chiamarlo merito, è stato invertire la scelta politica che avrebbe portato Piombino a diventare polo nazionale di rifiuti. Rimateria sarebbe dovuta essere lo strumento del territorio per avviare e portare a termine il percorso delle tante e troppo attese bonifiche. Ma così non è stato e si è preferita la scelta del libero mercato, del raddoppio dei volumi di discarica, dei rifiuti speciali provenienti da tutta Italia, andando palesemente contro la motivazione che aveva portato alla nascita della società e contro una città intera».

Diversa la lettura della vicenda che dà Tempestini. «Il fallimento è una sconfitta per i lavoratori, per la città, per le prospettive future in materia di economia circolare. Il sindaco non può fuggire dalle sue responsabilità, per il clima che ha creato in campagna elettorale, per gli atti che ha compiuto per ostacolare lo sviluppo dell’azienda». —

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di Redazione web