Il Tirreno

Anche il prete e il sindaco a piedi a Capo Poro per ricordare i cinque militari morti 78 anni fa

Anche il prete e il sindaco a piedi a Capo Poro per ricordare i cinque militari morti 78 anni fa

Sotto il faro si sono svolte le celebrazioni per le vittime causate dall’esplosione di un cannone durante la seconda guerra mondiale 

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il ricordo

Il gonfalone è arrivato nello zaino della Polizia municipale. La corona di alloro con il tricolore è stata portata a spalle da un collaboratore del Comune. Padre Francesco Guarguaglini, vicario dell’Isola d’Elba ha celebrato su un altare ricavato sopra le pietre dopo aver per corso a piedi il sentiero che porta al faro di Capo Poro. Insieme a lui il sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti e una cinquantina di persone che giovedì scorso hanno celebrato la giornata commemorativa dedicata ai cinque militari della Regia Marina morti a Capo Poro nel 1943 durante la seconda guerra mondiale.

Settantotto anni dopo quel 27 maggio di tragedia, il 2021 segnato dall’emergenza pandemica ha regalato una giornata perfetta sul promontorio, dominato dal Faro, che chiude ad ovest il golfo campese. All’orizzonte l’isola di Montecristo, Pianosa e la Corsica che si mostrava in tutta la sua bellezza con le vette ancora innevate. Il lungo serpentone si è arrampicato lungo il sentiero 139 che parte dalle scalinate ed arriva fino alla batteria E189, una della fortificazioni costiere più significativa della seconda guerra mondiale.

«Ricordiamo, dopo 78 anni, Francesco Pacini che morì qui con quattro suo compagni (il sergente Giacomo Mangoni, il cannoniere Pietro Broccio, il sergente Francesco De Luca e il capo cannoniere Domenico Di Martino) per l’esplosione di un cannone – ha ricordato il sindaco Montauti –. Non doveva essere qui Pacini quel tragico 27 maggio del ‘43 ma fu richiamato per fare le prove di tiro e lui era un capocannoniere scelto. Ricordiamo lui, i suoi compagni ma anche tutte le vittime innocenti delle guerre. Vorrei che Capo Poro diventasse un luogo di memoria per le generazioni che verranno. Vorrei che Capo Poro diventasse un luogo di memoria per le generazioni che verranno perché non c'è valore, rispetto, amore per il prossimo senza l'esercizio costante e collettivo della memoria».

«Per me è una giornata indimenticabile – ha detto Francesca Benvenuti, nipote di Francesco Pacini, capocannoniere di San Piero che morì nell’esplosione del cannone insieme ad altri quattro compagni –. Tornare nel luogo dove è morto mio nonno, insieme a tutte queste persone, è come farlo ritornare in vita».

Con lei in fratello Claudio, la cugina Alessandra, la zia Franca e molti altri parenti del militare vittima dell’esplosione mentre da Alcamo, in collegamento con una video chiamata, hanno partecipato Vincenzina e Francesco rispettivamente moglie e figlio di Vincenzo Cudia, il marinaio di siciliano che nelle sue lettere scritte nel 2005, ricordò il giorno della strage, l’affetto per il suoi compagni che morirono nell’esplosione e il suo amore per la Comunità di Campo nell’Elba che l’aveva accolto durante la guerra.

«Grazie a tutti quelli che hanno partecipato a questa commemorazione che ha comportato fatica e sacrificio, ma soprattutto grazie al marinaio Cudia per quelle lettere commoventi e per l’amore che ha dimostrato per i suoi compagni e per la nostra terra», ha concluso Montauti impegnandosi a far sì che «questa giornata sia la prima, simbolica, di un percorso che dovrà restituire al territorio luoghi simbolo come questo». —

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di Redazione web