Il Tirreno

Gli smantellamenti in fabbrica non partono: così la Bertocci manda la gru in Arabia

Valeria Parrini
Gli smantellamenti in fabbrica non partono: così la Bertocci manda la gru in Arabia

Il mezzo doveva servire per le demolizioni in Jsw. Spagnesi: «Abbiamo aspettato tanto, ma il lavoro non inizia»

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Il profilo di questa parte di città è già cambiato. Pezzo dopo pezzo, la grande gru che dal 1998 campeggiava in zona acciaieria sta scomparendo. Sarà un trasloco, il suo. Andrà in Arabia.

La trattativa è in dirittura di arrivo attraverso una triangolazione che vede in campo la Bertocci, proprietaria del mezzo, la srl catanese Dr Italia gru e la società acquirente di cui non si conoscono le generalità e l’ambito di attività. Tanto meno circolano modalità e importo della transazione. Che solo per il fatto di essere in piedi depone a favore di un valore importante del mezzo arrivato a Piombino da un cantiere di San Pietroburgo oltre vent’anni fa, acquistato da una ditta tarantina fallita successivamente.

«Rilevammo il mezzo dal tribunale pugliese per finalizzarlo inizialmente all’esecuzione del sistema di aspirazione dell’acciaieria», ricorda Massimiliano Spagnesi, amministratore di Bertocci.

Per lo smontaggio sono state noleggiate due gru di una ditta torinese, una da 500 e l’altra da 800 tonnellate. Il costo è ingente, qualche centinaio di migliaia di euro serviranno per sezionare, stoccare, convogliare e trasferire il materiale su una quarantina di contaniner di svariate tonnellate. Una parte, prima di andare a destinazione, raggiungerà Catania per la revisione a cura di Dr gru Italia, specializzata in vendita e noleggio di mezzi del genere.

Ieri è stata la volta dello smontaggio del braccio. Un’operazione che si presentava piuttosto complicata e che è andata a buon fine.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.40326201:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.40326201:1652955980/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Parliamo di una macchina importante, che ha il suo valore. Abbiamo atteso inutilmente che si materializzasse qualcosa di concreto in fatto di smantellamenti e di bonifiche dentro lo stabilimento», prosegue Spagnesi che, in assenza di chiarezza, alla fine ha optato per la cessione.

L’elemento mette un carico non da poco sulla fattibilità, in tempi ravvicinati, di quegli elementi – smantellamenti e bonifiche, appunto – che avrebbero dovuto favorire una svolta importante in fatto di risanamento e recupero delle aree.

La collocazione in posizione baricentrica della gru a torre avrebbe potuto facilitarne gli interventi facendone uno strumento strategico per gli smontaggi. Secondo alcuni addetti ai lavori, la sua specificità sta nella dimensione, nella portata e nel raggio di azione potenziale: fattori definiti non facili da reperire sul mercato se non a costi significativi e dopo ricerche accurate.

Per le stesse fonti, controlli meticolosi e rimontaggio della cabina, caduta a fine anno, avrebbero potuto essere un percorso fattibile. In presenza di progetti meno aleatori.

L’uscita della gru dall’area industriale nel silenzio generalizzato pone degli interrogativi. Perchè di mezzi alternativi dietro l’angolo non se ne vedono. E i termini di “smantellamenti” e “bonifiche” continuano a perdere di credibilità mentre il futuro dello stabilimento è sempre più preoccupante. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web