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«In questi anni mai vista una situazione così pesante»

Lu.Ce.
«In questi anni mai vista una situazione così pesante»

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PIOMBINO. «Come si fa a uscire da queste sabbie mobili? Mica esiste una domanda più difficile di questa. Era meglio se mi chiedevi la ricetta della Coca Cola...». Giuseppe Bartoletti prova a usare l’ironia. Non è semplice, vista l’aria che si respira in città e nel resto della Val di Cornia. Bartoletti segue da tanti le vicende degli stabilimenti piombinesi: ha visto rallentare le produzioni, cambiare la città. Ora, da responsabile dello Spi Cgil di Piombino, non gira intorno al problema. «In effetti una situazione così pesante in Val di Cornia non l’avevo mai vista – dice – e purtroppo è il risultato di nodi mai sciolti nel corso di anni». Come in una reazione a catena, le aziende chiave del territorio stanno cadendo. E il conto sta arrivando adesso. «Partiamo dalla siderurgia – racconta Bartoletti – credo che le crisi abbiano a che fare con il ruolo che in tanti anni non si è riusciti a dare al polo di Piombino. Di errori ne sono stati commessi. Il mercato dell’acciaio in questa fase c’è. La domanda tira. Il fatto è che, però, non si è investito a dovere nell’innovazione e nelle produzioni di qualità. Non si può vivere solo di rotaie. In Italia altre realtà industriali si sono mosse, come Arvedi, Banzato. Hanno investito sulla qualità. Qua non è stato fatto niente. Per questo serve un governo che dia un indirizzo chiaro, che garantisca una prospettiva per il polo siderurgico di Piombino. Altrimenti è finita». L’idea di un’integrazione delle produzioni tra Jsw e Magona per la produzione e la lavorazione di prodotti piani potrebbe essere una soluzione. «Jsw produrrebbe i semiprodotti con un forno elettrico e Magona avrebbe i semiprodotti con un’importante riduzione dei costi – spiega Bartoletti – il problema è che entrambe le aziende rischiano di andare a gambe all’aria». Ma la paralisi non riguarda solo l’acciaio. «La politica ha tante colpe – racconta – era il 1976, ero un giovane sindacalista quando andammo a distribuire i volantini a Venturina: chiedevamo la realizzazione della 398 fino al porto – spiega – il porto, grazie al lavoro fatto da Guerrieri, è dotato di banchine e fondali come se ne vedono pochi in Italia, ma rischia di restare svuotato e non dispone di infrastrutture e collegamenti adeguati». Ma se a Bartoletti si chiede quale delle vertenze lo ha più impressionato, il sindacalista ha le idee chiare: «Rimateria– spiega – lì siamo di fronte a errori difficili da capire. Se dovesse ripartire la fabbrica, dove metteremo gli scarti, come faremo con le bonifiche? Il fallimento apre una ferita». —

Lu.Ce.

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di Redazione web