Il Tirreno

La storia del soldato morto a Capo Poro riemerge dal buio grazie a foto e lettere

La storia del soldato morto a Capo Poro riemerge dal buio grazie a foto e lettere

Francesco Pacini perse la vita il 27 maggio del 1943 Domani il Comune celebra il campese con una messa 

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CAMPO NELL'ELBA. «Nonno Francesco Pacini non l’ho mai conosciuto, se non attraverso i racconti di mia nonna Elsa e quella foto che teneva sempre sul comodino. Quando morì, mia madre Giuliana aveva appena dieci mesi. Il 26 maggio 1943 lo richiamarono per raggiungere la batteria di Capo Poro, dove è morto dilaniato dallo scoppio di un cannone. E ora, dopo 78 anni, tornare sul luogo che fu teatro della tragedia per ricordarlo è come farlo tornare in vita». Francesca Benvenuti ha cinquant’anni ed abita a San Piero come i suoi fratelli Claudio e Maurizio. Nessuno di loro ha mai dimenticato il nonno, alla cui memoria è dedicata la messa organizzata domani dal Comune di Campo nell’Elba. È una celebrazione che vuole riportare alla mente un passato riscoperto quasi per caso, dopo il ritrovamento di alcune lettere. Ma andiamo con ordine.

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Ai tempi della guerra esisteva la batteria E189, dove c’erano una quarantina di militari e quattro cannoni. Oggi sulla costa esistono ancora tutte le postazioni di battaglia, anche quella dove, il 27 maggio 1943, morì il campese Francesco Pacini. La sua storia sarebbe rimasta legata al filo sottile della memoria di qualche anziano, se non fossero ricomparse le lettere che un marinaio siciliano spedì nel 2005 all’allora sindaco, cercando di contattare i parenti del suo amico Francesco Pacini. Il marinaio si chiamava Vincenzo Cudia. Lui poteva ancora raccontare quella terribile storia. Da sopravvissuto. Quel giorno, quando iniziarono le operazioni di tiro, intorno al cannone di Capo Poro c’erano cinque dei suoi compagni. Il cannoniere scelto Francesco Pacini, il sergente Giacomo Mangoni, il cannoniere Pietro Broccio, il sergente Francesco De Luca e il capo cannoniere Domenico Di Martino. Cudia era andato nella riservetta a prendere le munizioni quando ci fu un’esplosione che lo sbalzò fuori. All’improvviso si trovò circondato dai pezzi del cannone e dai resti dei suoi compagni. L’indagine successiva all’incidente accertò che si era trattato di un problema tecnico che aveva portato il cannone a esplodere. Le lettere di Cudia arrivarono anche al fratello di Francesco Pacini, Guglielmo e alla sorella Rosina, con cui iniziò una corrispondenza con scambio di fotografie. «Papà non si era mai dimenticato dell’Elba – racconta Angela, figlia di Vincenzo Cudia – Aveva una foto di Francesco Pacini seduto sul cannone e i suoi cinque amici erano sempre nei suoi pensieri. Per questo in una lettera chiese che fossero ricordati con una messa in suffragio». In questa storia un contributo essenziale l’ha dato Mario Tacchella. Durante la seconda guerra mondiale era un bambino, ora sfiora i novant’anni. Il suo lavoro quotidiano sta tra l’orto e una pagina Facebook, dove pubblica foto che raccontano storie di altri tempi. E il funerale dei cinque giovani morti dopo lo scoppio del cannone lo ricorda bene. «Avevo dieci anni e mi ricordo le bare issate sul carro con la bandiera tricolore della Marina». Il lavoro di ricerca che ha portato l’amministrazione comunale a contattare i familiari e a scoprire la corrispondenza è iniziato proprio con la pubblicazione di una foto di Francesco Pacini. «Grazie a Mario Tacchella e alle sue foto di Capo Poro, i miei collaboratori hanno iniziato a ricomporre quella tragica vicenda – racconta il sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti». Da qui il Comune ha pensato a una giornata commemorativa. «Celebreremo la messa a Capo Poro, nella postazione dove scoppiò il cannone, grazie alla disponibilità di padre Francesco Guarguaglini. È il nostro modo per essere vicini ai familiari di queste vittime e di ricordare tutte le vittime innocenti di tutte le guerre». La commemorazione avrà luogo domani alle 10. 45 con partenza, alle 9. 30, da piazza Dante Alighieri. –
 

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di Redazione web