Il Tirreno

lavoro & ambiente 

«Dopo lo scandalo delle concerie stop a proroghe e pareri morbidi»

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PIOMBINO. Per la lista civica Lavoro & Ambiente, nella quale è stata eletta l’assessore Carla Bezzini, il fallimento di Rimateria «era scritto nei fatti, fin dalla stessa costituzione di una società nata per coprire l’enorme debito accumulato negli anni da Asiu, nel silenzio complice dei Comuni soci, quei Comuni che ora cercano di scaricare ogni responsabilità, le loro responsabilità, sulla nuova amministrazione di Piombino. Avessero vigilato sui bilanci di Asiu, Rimateria non sarebbe neppure nata e quella mostruosa discarica, gestita in modo medievale, non ci sarebbe. E se fosse stato per loro, la città oggi avrebbe il destino segnato da altre due grosse discariche di rifiuti speciali maleodoranti. Più che di Rimateria questo è il fallimento della loro politica».

La lista civica dunque sostiene che «ora il Pd e tutti i suoi satelliti accusano l’Amministrazione di “non aver tutelato la sua società e di non aver agito in modo da favorire la sua continuità”». Per Lavoro & Ambiente si tratta di «affermazioni che denotano ignoranza dei fatti: la società non è del Comune, ma dei privati cui l’hanno venduta, in un’operazione sciagurata, e la continuità non è stata fermata dal Comune, ma dagli organi competenti che ne hanno riscontrato la conduzione difforme alle prescrizioni. È finito il tempo di proroghe e pareri morbidi: la vicenda delle concerie toscane è li a ricordarlo. Quando hanno creato Rimateria forse non avevano previsto la ribellione di un’intera città e le incrinature di un sistema di gestione finito nelle reti della magistratura». Secondo la lista civica «anche richiamare la variante è segno di ignoranza: la non accoglibilità dell’Aia, decretata dalla Regione, non ha niente a che vedere con la variante, ma è dovuta alla mancata ottemperanza delle prescrizioni imposte dalla Via e dal mancato rispetto delle norme ambientali». Quindi il fallimento «è responsabilità dei soci privati che hanno realizzato profitti milionari senza curarsi, finché hanno potuto, dei costi ambientali. Del resto quando hanno comprato le quote avevano chiaro il quadro: 50 milioni di debito, una discarica gestita per loro ammissione in modo piratesco, una Via ancora non rilasciata e autorizzazioni tutt’altro che scontate».

Il giudizio della lista civica è che «un imprenditore non fa investimenti e piani industriali sulla base di promesse e garanzie verbali. Cosa si aspettavano il Pd e i suoi satelliti, che in sede di valutazione sugli impatti ambientali, questo Comune continuasse a ignorare le irregolarità e il mancato rispetto delle prescrizioni? Che il Comune continuasse ad accettare altri milioni di metri cubi di rifiuti speciali da mezz’Italia in una discarica gestita in difformità a quanto previsto dalla legge? Che la Regione continuasse a chiudere gli occhi? Lo scandalo delle concerie ha precluso queste possibilità. Ora si apre un nuovo capitolo – è la conclusione – e siamo certi che questa Amministrazione metterà in atto tutto il necessario sia per la tutela dei lavoratori, sia per evitare ulteriori impatti ambientali. Si apre la strada del risanamento vero e della risalita del territorio». —

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di Redazione web