Gioco
Rimateria, si gioca la partita decisiva. Spiragli dalla Regione per una soluzione
Iren: Piombino con Asiu ha il 27%, esprime il presidente ma pone il veto sul Piano industriale. Navarra: colpe scaricate sui privati
PIOMBINO. Si gioca oggi la partita decisiva per la sopravvivenza di Rimateria, con l’assemblea dei soci chiamata a votare il bilancio 2019 e il rischio connesso di un fallimento della società che gestisce la discarica Rimateria. Negli ultimi giorni ci sono stati tentativi di salvataggio, con nuove proposte tecniche inviate dalla società alla Regione, che avrebbe aperto a un’ipotesi in grado di alleggerire la pesantezza economica degli interventi prescritti, con la possibilità di coltivare un’altra piccola porzione del cono rovescio, in attesa che la conclusione dei lavori di messa in sicurezza consenta di chiedere l’Autorizzazione ambientale per nuovi conferimenti.
Ma è difficile al momento sapere se questo basterà ai soci privati per convincerli a mettere altri soldi in una società praticamente paralizzata e su cui pende un concordato fallimentare. Nemmeno le conseguenze di un fallimento sono quantificabili, mentre sono prevedibili ricadute finali sui cittadini: c’è la causa da 25 milioni di Navarra al Comune di Piombino, che potrebbe essere replicata da Iren, il fallimento Asiu che ricadrebbe sui Comuni in percentuale, i costi per la messa in sicurezza e la gestione post mortem del sito. Un colpo anche all’occupazione con la quarantina di dipendenti che rimarrebbero senza lavoro. Alla vigilia dell’assemblea tornano a parlare i soci privati a cui il sindaco Francesco Ferrari ha affidato la decisione finale, spiegando nei giorni scorsi «che solo i soci privati hanno la possibilità di scegliere se continuare col concordato, o lasciar fallire la società».
Iren ambiente, che nel novembre 2020 ha acquisito il Gruppo Unieco entrando così in Rimateria col 30%, ricorda con una nota che al suo ingresso «la situazione di Rimateria risultava particolarmente compromessa avendo un indebitamento di oltre 10 milioni, risultando priva di fondi post mortem per circa 15 milioni e con obblighi di messa in sicurezza per altri 20 milioni». In questi sei mesi Iren Ambiente sostiene di aver «messo in atto tutte le operazioni possibili per assicurare il recupero di efficienza di Rimateria e il mantenimento dei posti di lavoro, presupposto per il rilancio insieme a un nuovo, imprescindibile, piano industriale per la cui riuscita era necessario il sostegno concreto da parte di tutti gli attori coinvolti, in primis le amministrazioni pubbliche». Senza citarlo Iren accusa Ferrari, ricordando come «sia compito di tutti i soci operare per il risanamento e il rilancio di Rimateria, quindi anche di chi, attraverso Asiu, possiede il 27,5% della società, ne esprime il presidente e mantiene il veto per l’approvazione del Piano industriale». Nello stesso periodo Iren afferma di aver registrato «atti delle amministrazioni locali non in linea con quanto stabilito in precedenza dalla società e dagli enti stessi, volti a limitare l’operatività di Rimateria, segno della volontà di non voler più supportare il progetto di rilancio e sviluppo della società».
Iren spiega di «non voler mettere in discussione le legittime decisioni prese dalle pubbliche amministrazioni ma non si può sottacere come ogni atto comporti un effetto sulla vita della società e che negli ultimi mesi questi effetti siano stati tutti negativi, peggiorando una situazione già ampiamente compromessa». Iren vuole poi precisare «di non essersi sottratta a proporre soluzioni che consentissero di garantire la continuità nel breve di Rimateria e di sviluppare un Piano industriale basato anche su attività diverse dalla gestione della discarica».
Dal canto suo Rosettano Navarra, titolare dell’omonimo gruppo che ha l’altro 30% di quote private in Rimateria, non anticipa le scelte che farà oggi in assemblea, ma al Tirreno spiega di «aver sempre messo la faccia su Rimateria, mentre il Comune di Piombino non fa nulla per il salvataggio della società e vuole solo scaricare le colpe sui privati. Dopo la firma del concordato a marzo è arrivato il diktat della Regione che ne ha mutato la struttura, e il Comune è tornato indietro sul rialzo della discarica ex Lucchini», che avrebbe comportato 350mila metri cubi per i conferimenti, circa tre anni di lavoro. «Noi non vogliamo fare passi indietro, ma o si torna al rialzo della ex Lucchini, oppure vuol dire che si prende in giro la gente. Io so che abbiamo investito dieci milioni in questa azienda – sostiene Navarra – e che abbiamo incassato un decimo, continuando a pagare i dipendenti anche quando non si lavorava. La causa al Comune? Voglio chiarire che se ci verrà data ragione – conclude – i soldi non andranno a Navarra ma finiranno nelle casse di Rimateria».
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