Il Tirreno

cristiano lozito 

Vertenza che riparte ogni volta da capo

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Il punto è questo: ogni volta che cambia un governo, sulle acciaierie si ricomincia da capo. Anzi si torna indietro di sei mesi. Linee comuni da ritrovare, piani da riscrivere, accordi complessi fatti con governi precedenti che diventano in un attimo carta straccia. Sindaci che in una consigliatura incrociano tre, quattro ministri e viceministri dello Sviluppo. Stavolta c’è anche lo Stato che per l’inaffidabilità dell’imprenditore (nel caso di Jsw il terzo straniero di fila) nell’estate 2020 decide di entrare nel consiglio di amministrazione di aziende siderurgiche e di portare soldi in cambio di potere decisionale, ma poi ci ripensa (Piombino) o lascia decidere quelli che c’erano prima (Taranto).

È messa così, cioè nella totale incertezza, la vertenza delle acciaierie piombinesi di Sajjan Jindal, che dopo tre anni sembra arrivato a fine corsa ma gioca l’ultima carta, un ultimatum, proprio lui che ne ha ricevuti diversi senza conseguenze: ora minaccia di andarsene se non gli verrà assegnata la maxicommessa da 900 milioni per dieci anni di fornitura rotaie a Rfi, che invece i sindacati chiedono di affidargli solo con precise garanzie che quelle rotaie si faranno davvero a Piombino.

Intanto la nuova viceministra Alessandra Todde (5 Stelle) nel primo incontro dal suo insediamento ha spiegato che di siderurgia nulla sa e che ha appena preso in carico il dossier Piombino, quindi ha bisogno di tempo, mentre il ministro Giancarlo Giorgetti (Lega) ha affidato a una società lo studio di un piano siderurgico nazionale di cui nulla è conosciuto, ma dove si intuisce che Piombino non è proprio in cima alle priorità.

Noto invece, almeno secondo quanto riferisce chi frequenta i palazzi del ministero, che Todde e Giorgetti abbiano rapporti non proprio idilliaci e visioni non coincidenti sul tema.

Intanto il tempo passa, 13 anni dalla prima seria crisi successiva all’avvento dei privati, sette dallo spegnimento dall’altoforno, dopo cui in tanti non sono mai rientrati al lavoro. Todde ha promesso di studiare e di riconvocare tutti in un paio di settimane quando, forse, si capirà se il governo ha deciso qualcosa, soprattutto se è spuntata un’idea da opporre alle provocazioni di Jindal. —

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