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il caso 

La “casetta” va ai sub «Ora faremo ricorso»

Antonella Danesi
La “casetta” va ai sub «Ora faremo ricorso»

Continua la polemica per l’assegnazione della struttura Gli Amici di Bagnaia: «Contestiamo il bando del Comune»

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bagnaia. «Puntiamo a far invalidare il bando. O quantomeno a rivedere il punteggio». Michele Bisso, vicepresidente dell’associazione Amici di Bagnaia, annuncia la strada che intende percorrere dopo che, tramite bando, il Comune di Rio ha assegnato il manufatto che si trova sulla spiaggia della frazione a un privato. L’associazione contesta il fatto che “la casa del pescatore”, come viene chiamata la struttura, sia andata a un diving che ha già una sede ad Ortano, sempre nel comune di Rio. E che non sia stata lasciata alla comunità bagnaiese per attività sociali e di volontariato.

«Quando abbiamo saputo che il bene era di nuovo nella disponibilità dell’amministrazione riese e che era stato indetto un bando senza che ci fossero stati incontri con i bagnaiesi per informarli delle intenzioni – racconta Bisso – abbiamo partecipato insieme ad altre due realtà. Poi ha vinto il diving, mentre noi avevamo pensato a una casa del pescatore per servizi alla cittadinanza».

L’idea, spiegano, era quella di realizzare bagni pubblici al piano terra in modo che fossero facilmente accessibili anche ai disabili, oltre a chi frequenta la spiaggia e il parco giochi vicino. Avevano anche ipotizzato il posizionamento di un defibrillatore, già presente nella frazione, in una stanza della struttura da adibire a centro di primo soccorso e a disposizione dei cittadini che volessero organizzare un piccolo evento, o come punto di ritrovo per gli anziani. «Insomma, per chiunque ne trovasse giovamento». Gli Amici di Bagnaia sono decisi ad andare avanti nella verifica dei criteri e dei punteggi che hanno decretato il vincitore. Per questo «ci siamo rivolti ad uno studio legale di Firenze – spiega ancora Bisso – perché contestiamo il punteggio assegnato e la conseguente graduatoria. Anche perché non ci sono strutture alternative che la nostra associazione potrebbe usare. Quella è l’unica e riteniamo giusto che rimanga a uso pubblico. Il bando avrebbe potuto essere fatto per fini associativi e assegnato ad associazioni senza fini di lucro. Voglio ricordare anche che nel suo statuto l’amministrazione annuncia di fare di tutto per agevolare le associazioni di volontariato. Non sembra che questo passaggio sia stato preso in considerazione nel nostro caso. Ci sentiamo poco considerati nel nostro valore sociale». —



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