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Gelichi: «Su Rimateria vince la politica populista, quella senza soluzioni»
L’azienda che tratta rifiuti speciali non pericolosi rischia il fallimento I privati minacciano di lasciare, e domani c’è l’assemblea dei soci che deve votare il bilancio 2019
PIOMBINO. Le indiscrezioni riportate dal Tirreno sul concreto rischio di fallimento di Rimateria, provocano la reazione di Riccardo Gelichi, portavoce di “Amare Piombino”, che propone una sua ricostruzione degli avvenimenti che hanno portato a questa situazione: «Apprendiamo che per Rimateria aumenta il rischio del fallimento – scrive in una nota – già dalla prossima assemblea dei soci. Occorre ricordare a tutti i cittadini da dove eravamo partiti. Valerio Caramassi ereditò Asiu nel 2015, in seguito nel corso di un forum nel 2018, dichiarava: “… Ne consegue che complessivamente, alla data del 2015, quello che io chiamo “buco” si aggirava, grosso modo, intorno a 50 milioni di euro”. Da aggiungere uno stato impiantistico inadeguato ancora oggi soggetto ad adeguamenti per prescrizioni». Secondo Gelichi «nessuna forza politica ha mai pensato che Rimateria non potesse diventare un interlocutore forte e strategico per la soluzione dei problemi ambientali di Piombino, sopratutto perché operante in situ; però era evidente a tutti lo stato di partenza e le responsabilità politiche conseguenti di chi ha sempre presentato Asiu come un’azienda modello. Una volta evidenziato il buco, il Pd dichiarò che lo aveva fatto per noi, tenendo basse le tariffe, salvo proporre un piano da 2,5 milioni di metri cubi di rifiuti speciali per sanare la situazione, proprio un bel regalo».
Seguendo il ragionamento del portavoce di “Amare Piombino” «la necessità di far entrare i privati nella composizione di Rimateria verteva su due fattori: il know how “competenze” e la liquidità, servivano investitori e soldi. Il piano è riuscito a metà, troppo ambizioso, troppo impattante e con impianti da adeguare; il resto è storia recente».
Per Gelichi dunque «restano i fatti: abbiamo ancora da gestire e poi chiudere una discarica attiva, anche se cessasse di conferire domani, dobbiamo mettere in sicurezza ben tre discariche industriali e restituirle alla città. Ignorare tutto questo significa speculare sulla salute. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: 2,5 milioni di metri cubi era un progetto irricevibile, ma con meno della metà si poteva raggiungere lo scopo, sicuramente con impianti a norma e in sicurezza. Potevamo ribaltare la situazione, come a Peccioli, e chiedere compensazioni ambientali, con quelle avviare operazioni di bonifica del territorio oppure opere pubbliche. Ha prevalso la politica confusa e populista, quella senza soluzioni».
la conclusione quindi è che «oggi si rischia di far scappare i privati, che qualcuno reputa “cattivi” solo perché i privati non dovrebbero lavorare con i rifiuti; come se il pubblico avesse dato fino a oggi ampie garanzie. Siamo vicini a uno scenario dove si prefigura una situazione ambientale peggiore di quella che ci ha lasciato il Pd, dove al posto del bellissimo Parco verde del sindaco Francesco Ferrari, resterà una discarica da gestire e altre da mettere in sicurezza. Da non trascurare una causa milionaria sul capo del Comune di Piombino. Un capolavoro, complimenti». —
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