Il Tirreno

camping cig sulla situazione in jsw 

«Solo risultati avvelenati dall’incontro col ministero»

«Solo risultati avvelenati dall’incontro col ministero»

L’associazione torna sulla necessità dell’ingresso dello Stato nel capitale e di un piano nazionale dell’acciaio che valorizzi Piombino, Terni e Taranto

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PIOMBINO. «Un piatto di polpette avvelenate». E’ la definizione che Camping Cig dà ai risultati dell’incontro on line fra Jsw, governi e sindacati.

La prima di quelle polpette é attribuita all’ultimatum lanciato al governo da Marco Carrai, vicepresidente esecutivo di Jsw, allo scopo di utilizzare lo Stato come un bancomat. «L'azienda – si legge in una nota – sembra pretendere cioè i soldi pubblici per fare quel che le pare, mentre la casa madre non si periterebbe a scaricare sullo stabilimento di Piombino i propri debiti, grazie al costo elevato delle proprie billette spedite dall'India. Leggiamo sulla stampa – aggiunge Camping cig – che il debito bancario di JSW toccherebbe da solo quota 90 milioni, nel quadro di un'esposizione debitoria totale che si aggirerebbe intorno ai 200. Investimenti zero, neppure per l'indispensabile nuovo treno rotaie, al fine di far fronte alle commesse Rfi».

L’associazione sottolinea che JSW è costretta a ricapitalizzare, ma che l'operazione sembra rivolta più che altro a procrastinare il fallimento praticamente già in atto. «Intanto, però, - prosegue il comunicato – i dipendenti JSW hanno già dovuto inghiottire a suo tempo l'amarissima polpetta dell'accordo con Rebrab, tuttora vigente, per cui hanno perso circa il 30% di salario».

Anche il governo, in linea con i precedenti, avrebbe preparato un'altra di quelle polpette. «La sottosegretaria Todde non si dice contraria all'intervento statale, però precisa che lo stabilimento deve stare sul mercato: come risulterebbe da indiscrezioni di stampa, Todde sta forse pensando a un fornetto elettrico da 600/800 mila tonnellate anno, appena sufficienti a tenere in vita il treno rotaie, riducendo così Piombino a Cenerentola industriale? Con tanti saluti alle mirabolanti promesse di tre forni, ridotti poi a uno solo da 1.200.000 tons, mentre si vagheggia una sinergia con Liberty steel sui coils, la quale presupporrebbe investimenti ingentissimi da parte di JSW che invece sta lesinando perfino sulle manutenzioni».

Camping cig non ha dubbi: il ruolo dello Stato non dovrebbe essere quello di subire il mercato, ma di governarlo, «nel quadro di un vero Piano nazionale tuttora assente, per puntare a produzioni e strategie in grado di competere in qualità, senza mettere in concorrenza ma valorizzando, Taranto, Piombino e Terni».

«Per farlo, – ricorda l’associazione – lo Stato deve detenere il bastone del comando con almeno il 51% della proprietà; gli eventuali partners privati non possono essere imprenditori inaffidabili come Jindal, Rebrab, Mordashov, Lucchini. Servono straordinari investimenti statali in siderurgia, in smantellamenti e bonifiche, nel quadro di un Piano di rinascita della Val di Cornia, centrato su infrastrutture e diversificazione economica di qualità sociale e ambientale, in agricoltura, turismo, portualità».

Tutti punti appena sfiorati nell'incontro. Per questo Camping Cig cIg chiede cosa preveda il PNRR per Piombino e dintorni. «Se davvero non fosse previsto niente o quasi, saremmo alla polpetta letale».

In questa drammatica situazione, Camping Cig giudica del tutto sbagliata la scelta dei sindacati, di limitarsi a un incontro pubblico informativo, in programma martedì, «senza riunire mai da mesi i lavoratori. C'è invece bisogno che prendano subito la parola in assemblea, che la cittadinanza sia coinvolta in un processo di democrazia partecipata, ritrovando le ragioni di un'alleanza strategica». —

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