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Piombino in lutto per la scomparsa di Carlo Armillo Benassi, storico architetto della città

Cecilia Cecchi
Piombino in lutto per la scomparsa di Carlo Armillo Benassi, storico architetto della città

Aveva 92 anni. Il cordoglio degli amici: «Era un uomo di una dolcezza unica, sempre pronto ad ascoltare e apprendere. Lui che da insegnare aveva davvero tanto»

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PIOMBINO. «Fammi fare ancora due righe». Frase classica, prima della buonanotte, dell’architetto Carlo Armillo Benassi, insieme con un sorriso. L’architetto, 92 anni, è morto nella notte di mercoledì 12 maggio a casa e proprio con matita e taccuino i figli Elena e Paolo hanno deciso di salutarlo ieri nella sala del commiato della Misericordia. «Ha trascorso così tutta la vita, era giusto che babbo impugnasse il taccuino – ricorda Elena – e la matita da falegname che appuntava con la lametta, poi la riga e le miniature dei suoi amati gattini».

Nell’architettura di Benassi la storia di Piombino. Rosso pompeiano o mattoncini a vista. Volumi e finestre che sembrano nati da una sovrapposizione di scatoline (cosa per altro vera). Palazzi, case, asilo tanto particolari quanto caratteristiche, che portano solo la sua firma. «Più che disegnare i progetti li studiavo utilizzando delle piccole scatole di cartoncino – ha ricordato in un’intervista dell’estate 2018, ripensando al lungo lavoro che sposa il suo nome a gran parte di costruzioni della Piombino che cresce tra fine anni Cinquanta e inizio Ottanta. Racconto che affonda nella città (allora) dell’acciaio. Racconto che affonda nella città (allora) dell’acciaio e dell’acciaieria-indotto con più di 10mila persone occupate.

Tanti i messaggi di cordoglio. «È mancato il decano dell’ordine degli Architetti di Livorno. Chi mi conosce sa – scrive Agostino Carpo – del mio rapporto con Carlo Benassi e della stima che tutti i colleghi gli hanno sempre riconosciuto. Alla moglie Mietta e ai figli vanno le più sentite condoglianze. Il miglior tributo da fargli è continuare ad amare l’architettura come lui ha fatto per tutta la vita».

«Con lui – racconta Stefano Ferrini – ho avuto modo di condividere, sin da quando ero nel Movimento giovanile socialista, la passione per la politica e per le cose pratiche che riguardavano Piombino. Ricordo ancora, un manifesto che lui disegnò per una iniziativa che come giovani socialisti facemmo, credo nel 1990, sulla necessità della seconda (diventata poi terza) strada di accesso a Piombino. E ricordo benissimo e con grande affetto la sua attività in consiglio comunale nel 1999. Persona di una dolcezza enorme, ho ben presente ancora il suono di voce, sempre pacato e mai urlato, sempre pronto ad ascoltare ed apprendere, lui che da insegnare aveva davvero tanto». Cerimonia funebre nella chiesa della Misericordia venerdì 14 maggio alle 10. –


 

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