La protesta
Forza Italia: «Jindal deve andarsene, lo Stato intervenga»
Per Petraroja da parte di Giani «solo promesse e incapacità, Jsw ha oltre 200 milioni di debiti e non può più correggere una situazione fallimentare»
PIOMBINO. «Da Giani su Jsw promesse e ancora solo promesse, caratterizzate da una forte incapacità e mancanza di professionalità da parte del Pd e del presidente della Regione».
Duro il giudizio di Forza Italia, che col suo responsabile provinciale di economia e finanza, Riccardo Petraroja, chiede formalmente «che l’attuale proprietà e chi fino ad oggi ha gestito lo stabilimento di Piombino facciano un passo indietro», evidenziando poi «l’assoluta e improcrastinabile necessità di costruire un futuro con imprenditori siderurgici italiani che sappiano fare acciaio e al contempo la discesa in campo dello Stato italiano almeno quale garante delle nuove soluzioni che si andranno a creare».
Da qui il sollecito al ministero dello Sviluppo «affinché esamini con concretezza attuativa tutta la situazione evidenziata e intervenga quanto prima per il bene dei lavoratori della fabbrica piombinese e per tutta l’economia della Valle del Cornia». Forza Italia, fa anche i conti in tasca a Sajjan Jindal, «che partecipa al capitale sociale della società Jsw Steel Italy Piombino Spa per euro 21073, pari allo 0,0001 per cento, mentre la società Jsw Steel Italy srl, che detiene il 99,9999 della Jsw Italy Spa è praticamente una scatola vuota che non presenta bilancio, se non quello del 2017. In base alle ultime ricerche – dice Petraroja – prendiamo atto che la società Jsw esprime un valore di patrimonio netto negativo pari a 27 milioni di euro, che i debiti bancari ammontano a oltre 92 milioni di euro, che i debiti totali sono di oltre 200 milioni di euro e la perdita al 31 marzo 2020 è di 60 milioni».
Per questo secondo Forza Italia «pensare, come ipotizzato da Giani, di continuare a interpellare Jindal per correggere simile situazione fallimentare, dimostra assoluta incompetenza e diabolicità nel continuare a determinare la tragica situazione della fabbrica piombinese». —
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