Il Tirreno

La voglia di risolvere un problema antico «Troppi esemplari, non se ne può più»

Stefano Bramanti
La voglia di risolvere un problema antico «Troppi esemplari, non se ne può più»

Alcuni di coloro che hanno aderito al Comitato spiegano le ragioni  «E tanti animali sono malati perché hanno poche risorse»

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portoferraio. Muretti distrutti e colture rovinate. Giorno dopo giorno. Anno dopo anno. Quello derivato dalla massiccia presenza dei cinghiali, per l’Elba è un problema di vecchia data. E gli agricoltori non si danno per vinti. Vogliono tenere alta l’attenzione, si sono riuniti in un comitato che accoglie anche altre categorie di imprenditori e chiedono una risposta alle istituzioni. Perché, concordano, «non è più possibile continuare così».

Tra i 65 firmatari della petizione inviata (anche) in Regione c’è per esempio Vittorio Rigoli dell’agriturismo Orti di mare di Lacona. «In passato abbiamo organizzato delle raccolte firme - spiega - Questa volta abbiamo deciso di puntare a un obiettivo preciso coinvolgendo enti e associazioni. Per iniziare è fondamentale che i sindaci dell’Elba si esprimano, appoggiando la nostra causa. E che, quanto deliberato, venga poi portato all’attenzione della Regione». Perché c’è chi dice di non poterne più. E non da adesso. «Purtroppo la questione del cinghiale è irrisolta - dice Antonio Arrighi, dell’omonima azienda agricola di Porto Azzurro - Creano problemi sia alle colture in pianura sia a quelle in collina. Ogni giorno mi sveglio chiedendomi quali nuovi danni potrò mai scoprire. Per esempio hanno divelto il terreno vicino agli olivi e abbattuto muretti. Per la vendemmia dovrò attivare chilometri di rete elettrificata. Basta l’opera di un solo cinghiale per compromettere mesi di duro lavoro». Una criticità, questa, che si trascina da lustri. In pratica da quando cinghiali ibridi furono introdotti sull’isola per scopi venatori. In aggiunta ai danni ai campi coltivati e alle vigne, ci sono quelli nei giardini e negli orti. Oltre ai rischi per la auto, soprattutto di notte. Un esercito che non ha armi, ma grugnisce. E circola costantemente per valli e colline.

Nel 2019 Dimitri Galletti del Montefabbrello, raccontò al Tirreno di come il suo campo coltivato a grano pregiato senatore Cappelli fu distrutto dai cinghiali. «Sono i veri padroni dell’isola – disse – e nessuno pare essere in grado di risolvere questo problema».

Altra realtà che aderisce al comitato per l’eradicazione e alla petizione indirizzata alle istituzioni, è il Consorzio a tutela dei vini doc dell’isola d’Elba. «Come elbano, come agricoltore e come presidente del Consorzio - dice Marcello Fioretti - ho già espresso più volte la mia convinzione circa il bisogno di una eradicazione degli ungulati sull’isola. E non a caso ho firmato e diffuso la petizione su questo argomento». Così ha fatto anche l’azienda agricola Sapereta di Porto Azzurro.

«Il comitato per la eradicazione dei cinghiali vuol chiedere al sindaco di Portoferraio Angelo Zini, in qualità di presidente della Comunità del Parco, di organizzare in tempi rapidi una riunione in cui venga stabilito di richiedere alla Regione la revoca della definizione di Elba zona vocata alla caccia del cinghiale (come scritto nella petizione ndr). Inoltre vogliamo chiedere, a tutti gli organi esecutivi del Parco, di pensare a mettere in atto tutte quelle pratiche necessarie per la reale eradicazione del cinghiale all’Isola d’Elba», dice il titolare dell’azienda Sapereta, l’agronomo Italo Sapere. Il comitato, insomma, chiede fatti.

E si aggrega anche la storica Tenuta La Chiusa. Da cui fanno sapere: «Noi per pura fortuna non abbiamo grossi problemi. Come dice il nostro nome, da noi le vigne sono circondate da muratura, per cui è raro avere criticità. Ma siamo solidali con altri agricoltori che riportano pesanti danni».

Il comitato per l’eradicazione del cinghiale all’Elba, insomma, crede nel suo progetto. E va avanti, facendo proseliti un po’ in tutte le zone dell’isola d’Elba. «E non è solo per i danni alle colture - spiega Rinaldi - I cinghiali creano anche problemi all’ecosistema naturale e loro stessi, essendo così tanti, non hanno abbastanza risorse per sopravvivere in salute». —



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di Redazione web