Italia
A Piombino la prateria di posidonia per combattere l’erosione
Un progetto in collaborazione con l'assessorato toscano all'ambiente. Roberto Bedini, direttore dell’Istituto di biologia ed ecologia marina: «Tuteliamo la costa»
PIOMBINO. L’istituto di biologia ed ecologia marina (Ibem) di Piombino ha aperto una collaborazione con l’assessorato all’ambiente della Toscana per la tutela delle coste. Nei giorni scorsi, per conto della Regione, gli ingegneri Marco Masi, Enrica Mori e Gianfranco Boninsegni, hanno visitato i locali dell’istituto in palazzo Appiani, nell’ambito di un incontro preliminare, al quale dovrebbe far seguito una riunione del direttore dell’Ibem, Roberto Bedini, direttamente con la Regione al fine di approfondire la questione.
L’argomento, come detto, è la tutela delle coste, secondo tre ambiti, con relativi progetti, affrontati da Bedini, con studi alla mano effettuati dal 1989, in collaborazione con le maggiori università del settore: l’Università di Camerino (Dipartimento di Biologia molecolare cellulare animale), l’Università di Firenze (Dipartimento di Biologia vegetale), l’Università di Pisa (Dipartimento di Etologia, ecologia ed evoluzione, Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del territorio e Dipartimento di Fisiologia e biochimica) e l’Università di Siena (Dipartimento di Biologia ambientale), Università di Corte (Fr), Università di Sassari.
EROSIONE. «L’unica vera difesa del litorale è la prateria di posidonia che protegge le coste sabbiose dall’erosione – dice Bedini – Ogni intervento realizzato a terra, per quanto necessario nel breve termine, si rivelerà sempre transitorio. La soluzione definitiva è intervenire a mare, copiando la natura». L’azione migliore è quella delle beach rock, una barriera rocciosa a imitazione delle praterie di posidonia, in grado di frenare la forza erosiva dell’acqua. C’è chi potrebbe bollare l’idea come un’operazione puramente antropica e invasiva di un ambiente naturale come il mare. «Sbagliato – replica Bedini – Nel tempo queste formazioni rocciose verrebbero tranquillamente colonizzate, entrando a far parte dell’ecosistema marino».
AILANTO. Il secondo progetto che ha avanzato Bedini riguarda l’ailanto, una pianta esotica invasiva, capace di occupare intere aree naturali, minacciandone la biodiversità. «Parliamo di una pianta che, già piccolina, può creare enormi danni – spiega Bedini – e che può raggiungere comunque i 26 metri di altezza. Lo studio che abbiamo fatto verteva sull’impiego che si potrebbe fare di questa specie vegetale. Nella nostra indagine l’abbiamo usata come combustibile per la centrale di Larderello. Bene, l’ailanto è diffuso in tutta Italia, e potrebbe diventare una risorsa potenzialmente infinita».
ALGHE. Il terzo ambito proposto dall’Ibem alla Regione interessa le foglie spiaggiate di posidonia, volgarmente dette alghe. In particolare il progetto concerne anche in questo caso il riutilizzo. «Potrebbero essere usate, al posto delle palline di polistirolo per fare i mattoni alleggeriti – dice Bedini – Nell’incontro con gli ingegneri della Regione, abbiamo anche parlato della stessa posidonia oceanica secondo la corretta metodologia di trapianto, nel caso sia necessario spostarla da un luogo a un altro. Il trapianto pianta per pianta è fallimentare, mentre ha funzionato nel nostro studio il travaso con zolle di due metri quadrati, con tutto il substrato». Presentati in forma preliminare i tre progetti, Bedini sarà protagonista di un altro incontro nel quale approfondirà ogni ambito con la Regione. «Ovviamente – conclude il direttore dell’Ibem – cercheremo una forma di collaborazione anche con l’amministrazione comunale piombinese, in relazione a tutti gli studi e le sperimentazioni che abbiamo fatto e che facciamo».
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