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Protesta a oltranza a Villamarina: «Vogliono smantellare il nostro ospedale, siamo qui per impedirlo»

Luca Centini
Protesta a oltranza a Villamarina: «Vogliono smantellare il nostro ospedale, siamo qui per impedirlo»

Prosegue la manifestazione contro la chiusura del punto nascita e i tagli ai servizi: «La Regione non ci ascolta? Ci prendono in giro, ma noi non ci fermiamo»

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PIOMBINO. «Piombino non rinuncerà mai al suo ospedale». Così si legge in uno degli striscioni attaccati di fronte all’ingresso di Villamarina. Pochi metri più in là c’è un gruppetto di cittadini, riunito intorno al banchino per la raccolta firme (oltre 2mila) per la difesa del punto nascita di Piombino e, in generale, del presidio ospedaliero di Piombino. Sei sette persone hanno appena dato il cambio a un altro gruppo di cittadini. Tengono vivo il presidio di protesta. Lo fanno da cento giorni, da quando l’amministrazione comunale ha messo in campo la protesta contro il depauperamento progressivo dei servizi dell’ospedale. Il punto nascita è solo la scintilla di una battaglia più grande, che mette in discussione il progetto degli ospedali in rete con Cecina e un sistema in sofferenza, con alcuni dei reparti chiave con organici ormai ridotti all’osso. «Quello che facciamo qui è cercare di difendere un ospedale che rischia concretamente di essere chiuso», dice un attivista che in mano tiene uno degli striscioni.

Cento giorni, mica pochi. Danno l’esatta dimensione della costanza e dell’ostinazione di una protesta che, non sempre sotto i riflettori accesi, vuole ottenere delle risposte concrete. Dal presidio, infatti, sono passati in questi cento giorni tanti cittadini. Dai responsabili dell’amministrazione comunale, in primis il sindaco Francesco Ferrari che ormai da mesi ha ingaggiato un duello senza esclusione di colpi con l’Asl e la Regione Toscana, ai privati cittadini che vedono come un rischio il ridimensionamento dell’ospedale. Dai membri del comitato Salute pubblica, a svariati partiti politici. L’Asl e la Regione Toscana hanno assunto impegni per il futuro, si è negata l’ipotesi di chiusura e di taglio dei servizi. Ma non sono risposte sufficienti per chi, ieri mattina, se ne stava al presidio davanti all’ingresso dell’ospedale. La fiducia è poca. E tutti, seppur usando parole diverse, fissano lo stesso concetto. «Abbiamo ottenuto zero, è inutile girarci intorno – spiega un po’ sconsolato Luciano Mazzarri – speriamo almeno che il punto nascita sia riattivato nel nostro ospedale, visto che ora si nasce a Cecina. Aspettiamo risposte, ma in questi giorni non si è mosso nulla. Il vero punto è impedire la chiusura dell’ospedale: il punto nascita è già andato via, altri reparti sono in difficoltà, per non parlare del pronto soccorso che vogliono spostare. Come cittadini siamo preoccupati dall’ipotesi di ospedale unico con Cecina».

Un’opinione simile a quella di Roberto Marotta: «Ci sentiamo presi in giro, nonostante i nostri sforzi nessuno ci considera, ma noi continueremo ancora con la protesta. L’ospedale deve tornare a essere come quello di una volta, non è giusto che sempre più spesso gli utenti debbano andare a Cecina per usufruire dei servizi. Non ci sentiamo protetti». Ugo Preziosi ci tiene a dire di essere al presidio come privato cittadino, che tiene all’ospedale, e non nel suo ruolo di membro del Comitato Salute Pubblica. «Non mi interessa la contesa politica, mi interessa invece l’ospedale che viene smantellato – dice – Per qualsiasi cosa dobbiamo andare a Cecina, Pisa, a volte anche a Volterra. La suocera di mia figlia per fare una lastra è andata a Massa – racconta ancora – l’ospedale è un bene di Piombino che viene svuotato. Non c’è più niente, per questo siamo qui a chiedere un incontro per discutere dei problemi. Dopo cento giorni di protesta non vedo niente, così come non vedo niente per Jsw. E questo è un grande dispiacere».

L’impressione delle persone al presidio è che dalla Regione non sia mossa foglia: «Sul punto nascita – spiega Aldo Balzano, del Comitato Salute Pubblica – c’è stato un bluff, sono venuti qui dopo qualche giorno di presidio a dirci che il punto nascita sarebbe riaperto e poi abbiamo capito che apriva un ufficio per la fecondazione assistita. Ringraziamo la Regione, ma a noi serve che si nasca a Piombino. Questo non accade da oltre un anno. Il resto sono solo chiacchiere, anche se contiamo sempre di poter aprire una trattativa con la Regione. Riaprire il punto nascita sarebbe una bella vittoria». La paura profonda è che il cammino intrapreso porti allo smantellamento dell’ospedale piombinese. «Vengo qui al presidio quando posso, l’ospedale di Piombino lo stanno chiudendo, questa è la verità. Ma pare che a tanti cittadini non interessi più di tanto – dice Carlo Laganà – vogliamo che l’ospedale sia salvato e i servizi potenziati, perché non possiamo andare fuori per ogni necessità».
Roberta Chesi ritiene l’ospedale di Piombino, da sempre, « la nostra salvezza – dice – E invece ora ci sentiamo abbandonati. Non è giusto andare sempre fuori, per una visita per il diabete mi hanno dato un appuntamento a Lucca. Così non è possibile». —

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di Redazione web