«Acciaierie, situazione drammatica e insostenibile»
Non arriva la convocazione da parte del ministro Giorgetti Verso un’assemblea pubblica nei prossimi giorni, obiettivo una manifestazione al ministero
PIOMBINO. Dai sindacati di fabbrica di Jsw e Piombino Logistics arriva l’ennesimo allarme, dopo oltre due mesi di presidio, tanta solidarietà da parte di partiti e istituzioni, ma ancora zero soluzioni e la mancata convocazione da parte del ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti. Una situazione che secondo le rsu «sta diventando drammatica e insostenibile», tanto da definire «criminale l’inutile passare del tempo nei confronti di chi ha all’orizzonte a luglio la scadenza delle concessioni demaniali, a settembre quella della cassa integrazione per Piombino Logistics e a gennaio per il corpo largo di Jsw».
Per tutti questi motivi le rsu dal presidio lanciano un percorso di iniziative «che verranno di volta in volta individuate, che portino a una manifestazione al Mise in assenza di una convocazione per costruire un percorso a salvaguardia dei lavoratori e del sito piombinese. Iniziative – scrivono le rsu in una nota – che non possono prescindere dal pieno coinvolgimento dei lavoratori e di tutta quella parte di città non becera, spesso silenziosa, responsabile, e consapevole che la soluzione intelligente, sostenibile della fabbrica è anche la soluzione per un comprensorio in declino demografico ed economico».
Così i sindacati di fabbrica chiamano i lavoratori «a sostenere per i prossimi giorni la realizzazione di un’assemblea pubblica da tenersi, come a febbraio di quattro anni fa, davanti al Palazzo comunale».
È questo il tentativo di dare una sterzata alla vertenza che coinvolge «tra i lavoratori diretti e dell’indotto in forza nello stabilimento – ricordano le rsu – circa 2000 persone che contribuiscono all’economia e al Pil del comprensorio, anche con i quasi 25 milioni annui di ammortizzatori sociali».
Il fatto, che per i sindacati alla fine costituisce il problema più serio, è che «Jsw dimostra di non essere più interessata a investire nello stabilimento e tiene tutti gli impianti di laminazione fermi, con scarse manutenzioni, con la quasi totalità dei lavoratori a carico dello Stato, nonostante il mercato dell’acciaio, dopo il terribile anno di pandemia, sia in netta ripresa e con ampie prospettive. Sarebbe davvero irragionevole e inaccettabile lasciar morire l’unico stabilimento che produce rotaie in Italia, dove sono state investite ingenti risorse pubbliche e regionali, con un’evidente sinergia possibile con altri stabilimenti, tra i quali l’attigua Liberty Magona, dove lavorano oltre 600 addetti tra diretti e indiretti già in fibrillazione per il fallimento della banca su cui si appoggiava la proprietà». Per queste ragioni i sindacati ritengono «che il Piano della siderurgia nazionale allo studio del Governo dovrebbe partire con queste basi. Il ministro Giorgetti pare stia lavorando a un piano alternativo per Piombino, tutto nel segreto delle stanze, senza coinvolgere, a detta degli interessati, Regione e Comune, che al contrario dovrebbero essere, come le Parti Sociali, parte attiva di questo progetto in discussione a Roma».
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