Il Tirreno

il racconto 

La famiglia che veste i panni di Napoleone «Vi spieghiamo la nostra passione»

L.C.
La famiglia che veste i panni di Napoleone «Vi spieghiamo la nostra passione»

Tante rievocazioni per Franco Bellosi e i figli, Luca e Daniele «Tutto nasce grazie al custode della residenza dei Mulini»

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portoferraio. Di padre in figlio. Una passione, quella per Napoleone e per tutto ciò che lo riguarda, che si tramanda di generazione in generazione. Franco Bellosi (padre), 88 anni, è senza ombra di dubbio il veterano dei rievocatori napoleonici d’Italia. La sua passione per Napoleone è infinita. E talmente coinvolgente da riuscire ad attirare prima il figlio maggiore Luca e poi quello minore Daniele nel suo stesso amore per le divise ottocentesche della Francia imperiale e, naturalmente, per Napoleone Bonaparte.

«Tutto ha avuto inizio – racconta Franco Bellosi – all’epoca in cui la Rai trasmise uno sceneggiato su Napoleone a Sant’Elena. Mi ricordo che l'imperatore era rappresentato dall’attore Renzo Palmer. Correva l’anno 1973. In quel preciso momento ho cominciato a pensare che anche noi potevamo organizzare delle manifestazioni rievocatrici del primo esilio del generale corso».

All’epoca Franco Bellosi era dipendente del Comune di Portoferraio. Precisamente era addetto alla manutenzione dell’area archeologica della Linguella. «Ho sempre avuto il pallino per la storia – continua – E per Napoleone in particolare». A fargli scoppiare l’incendio dentro contribuì Gino Padroni, lo storico custode della residenza dei Mulini, che gli raccontò aneddoti e testimonianze, oltre a mostrargli reperti conservati gelosamente. «Se molte testimonianze sono giunte a noi – dice Bellosi – è grazie al custode Padroni». E mentre il custode parlava con il padre, Luca giocava correndo con il fratello Daniele nelle stanze della residenza.

«Mi sono steso anche sul letto dell’imperatore», racconta Luca. Che sia nato da qui il suo percorso napoleonico? Il bacillo “N”, comunque, era stato inoculato. Prima quasi come uno scherzo poi, andando avanti, le cose si sono fatte più serie. «Abbiamo cominciato a servirci di sartorie accreditate – dice Luca – sia in Italia che all’estero. Abbiamo così confezionato delle ottime divise, come quelle che erano state indossate dai soldati e dagli ufficiali dell’armata francese».

Si arriva così al 2011, anno in cui si è costituita la "Petite Armée", l'associazione di volontari elbani che amano tutto ciò che si riferisce a Napoleone Bonaparte all'Isola d'Elba e alla sua epopea in genere. La sede è in via della Fonderia a Portoferraio.

«Il nome? Lo dobbiamo al generale Pierre Cambronne – risponde Luca Bellosi – Quando presentò i soldati che era riuscito a mettere insieme durante l’esilio all’Elba, disse rivolgendosi a Napoleone: “Sire, ecco la Petite Armée”. Le cronache dell’epoca riferiscono che Bonaparte rispose, correggendolo, che quella era una fiera in rappresentanza della grande armata francese. Fiera perché aveva avuto il coraggio di seguirlo anche nell’avversa fortuna».

Da quella data i rievocatori elbani hanno preso parte ai più significativi eventi napoleonici organizzati, sia in Italia che in Francia. Ma anche in Belgio, a Waterloo. Il momento topico per loro sono stati i due centenari: il primo riguardante l’arrivo a Portoferraio dell’imperatore francese nel maggio 2014. Il secondo, invece, è relativo alla fuga dell’aquila imperiale dal nido elbano nel febbraio 2015. Sia nel primo sia nel secondo evento all’Elba giunsero figuranti da ogni dove e l’isola, in simili frangenti, è stata al centro dell’attenzione nazionale e internazionale. Un qualcosa del genere sarebbe dovuto accadere anche oggi. Purtroppo non è stato possibile. —



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di Redazione web