Sicurezza
Progetto “Appiani” Rifondazione dice no
Il partito contesta la convenzione siglata con privati Chiesta la convocazione della commissione consiliare
PIOMBINO. «Progetto Appiani. Ancora una volta cultura piegata al turismo, fuori dai luoghi deputati e dalle competenze maturate, 40mila euro a un soggetto privato». Al direttivo di Rifondazione comunista circolo di Piombino di questo progetto e relativa convenzione non torna proprio niente: ora l’ordine del giorno con cui si chiede la convocazione della commissione consiliare competente.
«Stravolgimento della cultura a Piombino – spiega Rifondazione –. Il tanto sbandierato progetto sulle fortezze, a cui si riferiva la stampa di qualche settimana addietro (vedi il Tirreno “Torri e fortezze per dare forza al turismo culturale”) è l’ennesima dimostrazione di una gestione sbagliata e privatistica delle politiche culturali, la conferma che la cultura è ormai piegata al turismo e alla logica consumistica dell’evento. Eppure di cultura, di quella vera, ci sarebbe bisogno in una condizione come quella – si prosegue – di Piombino, in una fase di ricerca di una nuova dimensione della città industriale e di crescita della società civile. Invece qui si procede a colpi di spesa pubblica e di “pensate” estemporanee per finanziare l’iniziativa privata, con scadimento delle politiche culturali pubbliche. Vicenda del progetto Appiani, fuori dai luoghi deputati e dalle competenze, con progetti– si sottolinea – affidati non si sa come, senza procedure di evidenza pubblica, esautorando di fatto Parchi Val di Cornia, società creata apposta (e finanziata) dai Comuni per studiare, valorizzare e gestire il patrimonio culturale, senza alcun rapporto esplicito con Università e Soprintendenza titolari di tutela e di ricerca. Si è preferito affidare il progetto ad un soggetto privato, ma chi l’ha elaborato – aggiunge Rc – non è dato sapere, forse gli stessi affidatari? Fondazione chiamata Aglaia con sede a Livorno impegnando ben 40mila euro senza neanche passare in consiglio, con una convenzione approvata dalla giunta comunale con delibera n. 375 del 30 dicembre 2020. Regalo di fine anno? Nella delibera di approvazione si tiravano in ballo altri comuni facenti parte dell’antico Stato di Piombino, oltre a Follonica che non esisteva ai tempi del principato, ai quali sarebbe attribuita la spesa rimanente di circa 16mila euro, senza che alcuni di loro fossero stati avvisati. Poi la stipula di un protocollo d’intesa, sempre con l’obiettivo di riconoscere ad Aglaia la realizzazione del progetto pagato coi nostri soldi. A quanto si legge, solo Suvereto, uno dei comuni più importanti tra quelli che facevano parte dello Stato degli Appiani, si è rifiutato di firmarlo, a testimonianza delle perplessità e dell’approssimazione del progetto. Perché questo modo di procedere? Situazioni simili sono rilevabili in tutto il complesso delle politiche culturali, ammesso che di politiche culturali si tratti: dai presunti festival di eventi alla gestione del Castello, dal progetto del Polo culturale all’abbandono di luoghi della cultura come il Circolino acciaierie e all’incapacità di avviare reali progetti di archeologia industriale legati all’identità della città. Peccato, perché Piombino avrebbe bisogno di una gestione della cultura all’altezza dei tempi e delle necessità». —
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