Gioco
Italian Food verso la ripresa dell’attività la grana del depuratore si può superare
Dopo la lunga conferenza dei servizi, ecco le prescrizioni per evitare il fermo. Ma il futuro dell’azienda resta incerto
Luca Centini
venturina. La boccata di ossigeno è arrivata al termine di una conferenza dei servizi durata nove ore e mezza. Come un parto. Non c’è ancora l’ufficialità, ma il pomodorificio Italian Food di Venturina potrà tornare a produrre, sebbene l’azienda dovrà ottemperare a delle nuove prescrizioni indicate dalla Regione per limitare i problemi agli scarichi dei reflui di produzione. Insomma, in qualche modo si ripartirà anche se non c’è ancora il giorno esatto nel quale le macchine dello stabilimento di via Cerrini torneranno a marciare, dopo il fermo amministrativo relativo alla grana del depuratore che ormai si protrae da settimane.
Incontro decisivo
Quella andata in scena ieri a Firenze più che una conferenza dei servizi è sembrato un lungo braccio di ferro. Nel corso dell’incontro i tecnici delle varie istituzioni e degli enti seduti al tavolo hanno esaminato le controdeduzioni presentate dall’azienda. In particolare si doveva verificare se e come il Gruppo Petti avesse ottemperato alle prescrizioni imposte da Arpat, passo necessario per poter riaccendere le macchine. «Questo è il vero problema, non l’inchiesta dei carabinieri», aveva detto al Tirreno il patron di Italian Food, Pasquale Petti. Inutile dire con quale carico di ansia i 130 addetti del pomodorificio e le loro famiglie abbiano seguito a distanza la conferenza dei servizi, dopo giorni avvelenati per le notizie relative alla presunta frode in commercio, portata alla luce con l’Operazione Scarlatto dei carabinieri del settore tutela agroalimentare. Un disastro che si somma a un altro problema non risolto, quello del depuratore. Ebbene, la conferenza si è conclusa con un esito positivo. In concreto la Regione ha preso atto delle controdeduzioni fornite dell’azienda, imponendo delle nuove prescrizioni e al tempo stesso attivando gli uffici per fornire in tempi rapidi una nuova Aua (Autorizzazione unica ambientale) all’azienda. Nessuno – né le istituzioni né l’azienda – ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma a trapelare è la speranza di rivedere lo stabilimento aperto in tempi rapidi, forse dall’inizio della prossima settimana. Insomma, la conferenza ha scacciato almeno lo scenario peggiore: il fermo prolungato che avrebbe compromesso la campagna del pomodoro.
Le nubi restano
L’esito del vertice tecnico, tuttavia, non cancella le nubi che ormai da giorni si sono addensate sullo stabilimento di Venturina. L’eco per l’inchiesta portata avanti dai carabinieri per presunta frode in commercio è stata imponente (l’azienda è accusata di aver imbottigliato prodotti etichettati come “100% italiani” o “100% toscani”, quando in realtà erano realizzati miscelando materia prima locale con pomodoro straniero). E se le associazioni di categoria temono per le ripercussioni sulla filiera del pomodoro toscano, i sindacati sono preoccupati per i 130 addetti del pomodorificio e per i lavoratori dell’indotto: l’incognita vera, infatti, è come il mercato reagirà alle notizie degli ultimi giorni. —
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