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Primo giorno di riaperture a Piombino, il racconto: «Bello essere di nuovo a tavola»

Cecilia Cecchi
Primo giorno di riaperture a Piombino, il racconto: «Bello essere di nuovo a tavola»

I ristoratori condividono il disagio delle restrizioni per i locali senza spazi esterni. «Le difficoltà restano, ma siamo emozionati come il primo giorno di scuola»

27 aprile 2021
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PIOMBINO. «Emozione e timore come il primo giorno di scuola, sia per i clienti che per noi». Davide Govi (La Rocchetta) sintetizza così il contrasto di sentimenti che ha accompagnato un po’ ovunque il primo pranzo fuori casa in concomitanza con la riapertura nell’esordio della Toscana in giallo.

Qualcosa di già vissuto nel 2020, ma diverso come qualsiasi cambiamento dallo scorso anno a questa parte, dove a dettare il passo sono le regole della pandemia da coronavirus. Nei bar, paninoteche, ristoranti, ovunque ci sia uno spazio esterno apparecchiato, clienti che proprio non ce l’hanno fatta a mancare l’appuntamento nel locale del cuore. E i ristoratori non possono essere del tutto contenti visto che chi non ha a disposizione l’area all’aperto resta chiuso. «Girando tra i tavoli – aggiunge Govi – ci siamo accorti che pure i clienti condividevano questa voglia di ripartire. Siamo con le mascherine, a distanza, coi vetri della terrazza aperti. Rispettando le prescrizioni, oltre le paure, pronti in qualche modo a convivere in sicurezza con questo virus. Dobbiamo ripartire tutti». Piazza Bovio, corso Vittorio Emanuele e dintorni: con tavoli occupati, un bel vedere. «Non c’è gran movimento in fondo al corso – dice Sandro Cioni (Buco del ghiotto) – i clienti si fermano prima. Però, per stasera, abbiamo più prenotazioni e va comunque bene ripartire piano piano in attesa della stagione vera, sperando che la risposta sia presto ottimale per tutti».

«I dieci tavoli finiti in un attimo – racconta Alice Officioso Guidi (da Volturno) –. I clienti hanno voglia di ricominciare e anche per noi, pur tra mille problemi, è bello ripartire. Dobbiamo riprendere da qui, anche i locali che hanno solo l’interno, altrimenti sarà difficile farcela». Per Simone Salerno (Taverna dei Boncompagni) «una ventina i tavoli a pranzo, la sera un po’ di più – spiega –. Ho dovuto dire di no ad un po’ di persone. Ma non posso non pensare a chi lo spazio esterno non ce l’ha. Speriamo di non doverci fermare di nuovo. Mi piacerebbe fosse chiarito un concetto, se il fallimento della nostra categoria di lavoratori salva il mondo dal Covid –19 ben venga, ma visto che non è così mi chiedo perché continuare a penalizzare per così tanti mesi solo noi, teatri, palestre? Nessuno ne parla davvero, nessuno propone di destinare il proprio stipendio di un mese per ridistribuirlo al chi ha perso il 70/80 per cento del guadagno; restituzioni economiche come accade in Germania». Gran vociare tra confinanti e dirimpettai. Marco Fusi (Mamma Carla, Panvinaio): «Buonissima la prima – conferma – tutto quello che viene va bene. Nessuno ha mai vissuto prima una situazione così e bisogna avere pazienza per non dover fare marcia indietro. Cerchiamo sacrificarci ancora un po’ per poi partire tutti al meglio». «Sperando che sia una ripartenza e non una cosa definitiva – commenta Massimo Giorgi (pizzeria da Tonino) – qualche tavolo si riempie anche se pochissimi rispetto ai dipendenti che ho e che sono come parte di una famiglia. Con queste restrizioni? Anche con l’asporto non si lavorerà mai abbastanza. Da un anno facciamo i conti con queste limitazioni e non va bene per nessuno». Rincara Francesco Ricciardi (ristorante il Peccato e direttore provinciale del gruppo Tutela Nazionale Imprese): «Apre solo l’azienda con spazio esterno? Dovrei stare chiuso anche io – sottolinea – per non continuare a creare debito. Ma la volontà è dare un segnale di ripresa garantendo la possibilità di uscire a chi non è terrorizzato e vuole passare momenti piacevoli in città; ma le misure continuano ad essere opprimenti e farci creare debito».

Ieri Bellavista chiuso per un corso per barman «da martedì a domenica a disposizione – assicura Gianluca Pontilunghi – lo spazio c’è ed è importante guardare avanti. Dal primo giugno ci aspetta anche l’apertura del bar a bordo piscina». Ripartire, sempre una sfida e nessuno si tira indietro.

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