Il Tirreno

L’allarme degli agricoltori 

Dedicati mille ettari di terreni Contratti e impianti già avviati

M.M.

3 MINUTI DI LETTURA





venturina. La misura della preoccupazione delle aziende agricole legate all’attività dello stabilimento Italian Food viene dalla Confederazione italiana agricoltori Cia provinciale di Livorno: «Sono circa mille gli ettari destinati all’impianto di pomodoro da industria a Venturina Terme». Ma il raggio va oltre l’area della Val di Cornia.

«Il pomodoro da industria è una parte importante della storia produttiva di questo territorio – affermano dal quartier generale Cia Livorno –, una coltura che interessa prevalentemente le province di Livorno e Grosseto, ma con presenze significative anche in altre aree della regione, con riflessi importanti sull’indotto e sull’occupazione per l’area della Val di Cornia».

Alla vicenda Italian Food si accompagna la preoccupazione per lo svolgimento della prossima campagna del pomodoro da industria tra i produttori agricoli. «Senza entrare nel merito dell’indagine e dei provvedimenti già adottati dalle autorità competenti – prosegue Cia Livorno –, evidenziamo come i trapianti, iniziati dopo le festività pasquali, stanno procedendo normalmente, fatta eccezione per un leggero ritardo, dovuto all’abbassamento delle temperature della prima decade di aprile. La coltura del pomodoro da industria ha necessità di programmazione, che parte già con la fine della precedente campagna, per la individuazione dei terreni, l’acquisto delle piantine. Non si possono modificare gli ordinamenti colturali dalla sera alla mattina». Che conclude: «Le contestazioni mosse dalle autorità riguardano aspetti sia di carattere ambientale che commerciale e questo, senza voler dare giudizi su argomenti non conosciuti, contribuisce ad aumentare il timore della componente produttiva».

A tracciare lo scenario è Coldiretti Toscana. «L’attività di contrasto alle frodi è importante in una situazione in cui nel 2020 sono aumentate del 17 per cento le importazioni di derivati del pomodoro dalla Cina che con la spedizione di 69 milioni di chili è il principale fornitore dell’Italia nell’anno del Covid», afferma l’associazione di categoria citando dati Istat. «Grazie al nostro pressing – sostiene Coldiretti – è in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e derivati del pomodoro grazie alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale 47 del 26 febbraio 2018 del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50 per cento da derivati del pomodoro». Che prosegue. «Occorre vigilare poiché nell’ultimo anno si è verificato un aumento degli sbarchi dall’estero di derivati di pomodoro che arrivano per quasi la metà dalla Cina in fusti industriali da 200 chili di concentrato da rilavorare e confezionare». E conclude. «I derivati sono il condimento più apprezzato dagli italiani che ne consumano circa 30 chili a testa all’anno secondo le nostre stime. A essere preferiti, sono stati nell’ordine le passate, le polpe o il pomodoro a pezzi, i pelati e i concentrati». — M.M.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web