Gioco
Distanze e Bella Ciao per la Liberazione «Chi ha combattuto ci ha fatto un dono»
Ferrari ricorda che il virus allontana mentre la storia unisce ma il Pd polemizza per i manifesti con una frase di M.L. King
Luca Centini
PIOMBINO. II virus non ha ancora mollato la presa e così la città di Piombino si è trovata a dover celebrare per la seconda volta consecutiva una Festa della Liberazione diversa dal solito. Tra mascherine, distanziamenti e attenzioni a limitare i rischi di contagio, in piazza della Costituzione, si è svolta la cerimonia della deposizione della corona di alloro presso il monumento ai caduti per la libertà. Ieri mattina il sindaco Francesco Ferrari, assieme al presidente del consiglio comunale Massimo Giannellini e al presidente della sezione di Piombino dell’Anpi Mario Giannullo, ha presieduto la cerimonia in tono dimesso. E, dopo le note del Silenzio, davanti al picchetto di onore composto dalle forze dell’ordine, ha tenuto un discorso davanti ai presenti. Alcune decine di persone non hanno voluto mancare l’appuntamento con il 76° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. In tanti hanno seguito il discorso del sindaco ai piedi dei giardinetti di piazza Costituzione, altri hanno seguito l’iniziativa dalle finestre di casa.
Per il sindaco Ferrari si è trattato della seconda celebrazione dopo l’elezione a sindaco. «Anche quest’anno il 25 aprile – ha detto – ricorre in un periodo difficile per la comunità nazionale. Un momento di incertezza per le condizioni economiche del Paese e, più di tutto, per la salute collettiva, la nostra e quella dei nostri cari. A causa delle restrizioni per contenere la diffusione del coronavirus, anche quest’anno, come lo scorso, non abbiamo potuto organizzare una cerimonia come tradizionalmente accade a Piombino dovendo optare, invece, per un momento ristretto senza la partecipazione dei cittadini. Questo, come è accaduto in molte occasioni più o meno formali nell’ultimo anno, ci tiene lontani quando, invece, dovremmo essere insieme, uniti come comunità, per ricordare un pezzo di storia cruciale per il Paese, il momento fondante della Repubblica: la liberazione dal regime nazifascista».
Il virus allontana, dunque. Ma la storia ci tiene comunque uniti, secondo Ferrari. Il sindaco, eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, ha voluto ricordare come il 25 aprile «sia una giornata che fa parte del patrimonio di tutta la Nazione».
La Liberazione è dunque un momento fondamentale per il Paese e, dunque, non può essere un’occasione per le divisione. Questo pare uno dei messaggi che il primo cittadino piombinese ha voluto lanciare. «Il 25 aprile incarna tutti i valori che devono guidarci nelle nostre vite e che noi siamo chiamati a tramandare ai nostri figli. Oggi, seppur in pochi e con i volti coperti dalle mascherine, è questo che celebriamo e che dobbiamo continuare a celebrare ogni giorno. Perché celebrare significa prima di tutto tenere viva la memoria, significa tenere viva la democrazia che è il dono più prezioso che i nostri avi ci hanno tramandato combattendo per la libertà».
Al termine del discorso del sindaco i presenti hanno risposto con degli applausi. Poi, a stretto giro, è partito piano il coro di alcuni presenti che hanno intonato Bella Ciao, la canzone simbolo della Resistenza che poi progressivamente è risuonata in tutta la piazza. Non sono mancate, nelle scorse ore, alcune polemiche per il tono minore della manifestazione e per la frase usata dall’amministrazione per le locandine dedicate al 25 aprile: «Fino a che tutti non sono liberi, nessuno è libero». «Niente di più vero e condivisibile ma perché l'amministrazione comunale piombinese ha scelto di celebrare il 25 Aprile con una frase di Martin Luter King? – hanno chiesto dal Pd – I diritti degli afroamericani e le battaglie per l'emancipazione sono temi che fanno parte del nostro dna che siamo pronti a discutere con Ferrari se e quando vorrà. Ma la festa della Liberazione ha origini precise non è la festa di un principio per quanto di per sé importante. È la festa della liberazione di un paese dal regime nazifascista. Ancora una volta si deduce che il sindaco Ferrari, come in altre occasioni, ha difficoltà a pronunciare e condannare il fascismo e le nefandezze che la storia ha dimostrato. Ancora una volta la pandemia è usata a pretesto per limitare le celebrazioni della festa della Liberazione». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
