Gioco
Caso Italian Food La marcia dell’azienda si decide a Firenze
VENTURINA. Cerchiata di rosso, come il pomodoro che si lavora nello stabilimento Italian Food. È la data della conferenza dei servizi che ha convocato il dipartimento Ambiente ed energia della Regione Toscana per stabilire se l’azienda ha ottemperato a tutte le prescrizioni disposte da Arpat per scongiurare il fermo degli impianti. Si deciderà il 29 aprile.
Il 24 marzo è scattato il provvedimento di fermo amministrativo degli impianti disposto dal dipartimento Ambiente della Regione, per irregolarità negli scarichi inviati a depurazione, dopo tre diffide Arpat notificate nell’estate 2020. Non è una novità che vi siano criticità al depuratore di Campo alla croce, dove vengono convogliati sia gli scarichi civili che dell’industria del pomodoro. Le settimane in cui la fabbrica marcia a pieno regime coincidono con quelle a cavallo di Ferragosto in cui si deve tenere conto anche del picco di presenze turistiche sul territorio.
Cresce la preoccupazione tra i 130 lavoratori, i rappresentanti sindacali e delle associazioni di categoria degli agricoltori. L’eventualità dello stop all’azienda mette a rischio l’intera filiera, dal campo alla trasformazione. Insomma, si sta con il fiato sospeso. Tra l’altro, in queste settimane sono in corso i primi trapianti delle piante di pomodoro in campo aperto. Stando al titolare dell’Italian Food Pasquale Petti l’azienda «ha completato i lavori di adeguamento richiesti». In queste settimane nello stabilimento si è continuato a lavorare sulle manutenzioni, l’etichettatura e il confezionamento dei prodotti. Ferme le linee di lavorazione del concentrato di pomodoro e dei sughi. L’eventualità che possa scattare la sospensione dell’attività richiederebbe il ricorso agli ammortizzatori sociali per i 130 addetti. Sullo sfondo c’è anche l’indagine del Reparto tutela agroalimentare di Roma dei carabinieri, con il sequestro preventivo di due lotti di fusti di cubettato di pomodoro fresco di un fornitore italiano del Nord Italia. A non convincere i militari è l’etichettatura, sarebbe tale da non chiarire che il prodotto è di origine italiana. — M.M.
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