Sicurezza
Tirrenia in crisi choc, sciopero il 3 maggio Sos anche da parte di piloti e terminalisti
PoRTOFERRAIO. «La già delicatissima situazione del gruppo Onorato rischia di precipitare, compromettendo le sorti di 6mila lavoratori di mare e di terra»: sono loro, senza nessuna colpa, a rischiare di pagarne il prezzo. È per questo motivo che il sindacato Federmar-Cisal ha indetto uno sciopero di tutto il personale navigante e di terra di Tirrenia-Cin per il 3 maggio tenendo gli occhi puntati a quel che avverrà tre giorni più tardi in tribunale a Milano.
I lavoratori di mare e di terra della Tirrenia-Cin incroceranno le braccia secondo questo calendario: il personale di terra per «l’intera giornata lavorativa del 3 maggio», come segnalano dal quartier generale dell’organizzazione sindacale di settore. Per il personale navigante dei traghetti passeggeri l’astensione sarà per «24 ore con inizio alle ore 16 del 3 maggio» mentre per il personale navigante dei traghetti merci 24 ore dalla mezzanotte del 2 maggio.
L’iniziativa di Federmar Cisal arriva dopo che invece altre sigle sindacali, come le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil in questo settore, avevano chiesto al ministero un incontro urgente per affrontare questa situazione. L’ha fatto anche Federmar Cisal «congiuntamente alla Cisal trasporti» per vagliare la situazione del gruppo, dopo le vicende del 15 aprile al tribunale milanese e dopo che i commissari dell’ex Tirrenia pubblica hanno respinto la proposta arrivata dal gruppo Onorato. Lo sciopero prende le mosse – spiega il sindacato – dal fatto che «a oggi il governo non ha ancora voluto ascoltarci né ci risulta abbia preso posizione nei confronti dei commissari di Tirrenia (in amministrazione straordinaria) «al fine di agevolare un accordo».
È da segnalare che la crisi di Tirrenia e, di riflesso, dell’intero gruppo Moby – a rischio crac come dice lo stesso quartier generale del gruppo – è finita sotto esame anche di Assiterminal: confida in «una rapida soluzione» delle vicende delle compagnie in mano alla famiglia Onorato così da difendere «sia il patrimonio professionale dei tanti lavoratori marittimi» sia imprese portuali e terminalistiche delle “autostrade del mare”, che già hanno «da più di un anno» da reggere l’impatto delle conseguenze dell’emergenza Covid sui traffici passeggeri.
A ciò si aggiungano anche l’Unione Piloti e l’Unione Marittimi: le due organizzazioni di settore sono «preoccupate» per l’eventuale contraccolpo qualora non si arrivasse a una intesa sul salvataggio di Tirrenia e Moby. Il loro è un appello alle istituzioni, soprattutto al ministero dello sviluppo economico, perché hanno in mano la possibilità di contare davvero per «assicurare alla portualità italiana il mantenimento di un fondamentale asset strategico per l’intero Paese». Lo ripetono ricordando che si tratta di compagnie che non solo sono «un pezzo di storia marinara italiana» ma rappresentano anche, «direttamente o per indotto», una opportunità di «sviluppo, lavoro e benessere». —
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