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Trovato morto alla Caravella di Piombino, sabato l’ultimo saluto a Stanley Okoduwa
Testimonianze di culti diversi al funerale del giovane pastore evangelico, che sarà celebrato nella chiesa del quartiere del Cotone
PIOMBINO. Testimonianze di culti diverse per salutare Stanley Okoduwa. Uomo di fede e di pace. Sabato lascerà l’obitorio la salma del giovane nigeriano ucciso il 25 marzo scorso da una malattia cardiaca sopraggiunta nel centro di accoglienza per richiedenti asilo della Caravella. Alle 10 il feretro raggiungerà la chiesa di Santa Maria del Rosario, al Cotone. Poi, il rientro al cimitero per la sepoltura, come ha chiesto la famiglia.
Stanley aveva 31 anni ed era pastore della Chiesa cristiana evangelica. La stessa che sta organizzando le esequie con un rito aperto «perchè é positivo condividere le preghiere nei momenti di dolore come in quelli di gioia», commenta Antonio Kodi dal centro di culto di Lugano, riferimento dei familiari di Okoduwa residenti a Como. I genitori e altri fratelli vivono in Nigeria. La sorella, Rose Mary, sabato parteciperà ai funerali. Era venuta a Piombino quando la magistratura aveva rilasciato il nulla-osta per il rilascio della salma al termine degli approfondimenti medico-legali che hanno accertato le cause naturali della morte. Una morte improvvisa a cui erano seguiti disordini che avevano reso necessario l’intervento della polizia.
Rose Mary e i suoi cari aveveno preso le distanze immediatamente dall’accaduto e da ipotesi che si discostassero dall’evento naturale. Lo ribadiscono oggi attraverso Codi insieme ai ringraziamenti rivolti alle associazioni del volontariato, agli enti e ai singoli cittadini che, a vario titolo, li hanno sostenuti dal primo momento e continuano a farlo. Al rito in Santa Maria del Rosario interverranno rappresentanti della Chiesa evangelica di Lugano e Livorno. Da Livorno arriverà anche un coro. Unirà la sua voce a quella del gruppo cattolico analogo della parrocchia del Cotone per la quale proporrà delle riflessioni Emma Gremmo. Sono previste brevi testimonianze di Ilaria Rossi per conto del coordinamento delle chiese protestanti di Piombino, e di Moustapha Ndiang, musulmano e mediatore culturale alla Caravella.
In una prima fase, il giovane morto era stato indicato verbalmente ai media come Tali Hocudua. Secondo l’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) non era questa l’identità esatta del trentunenne. Il ragazzo, infatti, si era rivolto alla sede livornese dell’associazione per essere seguito nella richiesta del permesso di soggiorno. I legali, tutti volontari, lo avevano riconosciuto pure dalla foto. Due nominativi diversi, che presentano una certa assonanza senza comunque nascondere misteri. Nessuno, però, aveva sentito la necessità, doverosa, di rettificare. —
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