All'Elba è nato il comitato anti cinghiali: «Troppi danni, vanno eliminati»
Il gruppo è composto da ambientalisti e agricoltori: in questi anni il contenimento non è bastato
PORTOFERRAIO. Il comitato si è costituito. E l’obiettivo, oltre ad essere chiaro, è destinatoa far discutere: far sparire tutti i cinghiali dall’isola d’Elba. Si chiama “comitato per l’eradicazione del cinghiale” e mette assieme diverse persone, ambientalisti e agricoltori. «Dopo decenni di fallimentare politica di contenimento del cinghiale alloctono sul nostro territorio – si legge nel comunicato dei promotori – crediamo sia urgente attivarsi per attuarne l’eradicazione». Per quali motivi?
Ne elencano alcuni. Per esempio molte specie della flora e della fauna stanno lentamente ma inesorabilmente scomparendo per la pressione esercitata dal cinghiale, estraneo agli equilibri ecologici. Non solo. Ma le attività agricole marginali sono abbandonate. Inoltre la trama secolare dei muretti a secco cancellata (non viene risparmiata nemmeno la villa Romana delle grotte). «È in atto da decenni – commentano sempre gli attivisti – una progressiva perdita di biodiversità, paesaggio, vitalità agricola, stabilità idrogeologica, trama sentieristica che oggi non possiamo più permetterci». Nell’ultimo anno un gruppo di elbani si è attivato per approntare un documento sul drammatico argomento che coinvolge direttamente, a vario titolo, gran parte della comunità elbana. Il comitato poi ha anche prodotto una petizione con cui intende favorire la discussione e interagire con le istituzioni.
«Questo documento – spiegano – è propedeutico a un’iniziativa rivolta ai decisori (Regione in primis) e si propone il raggiungimento dell’obiettivo, con il coinvolgimento attivo della società elbana a partire dalle aziende agricole, le imprese turistiche e commerciali, le associazioni di categoria, le associazioni e i gruppi attivi a vario titolo sul territorio. Da troppi anni – aggiungono – si discute di cinghiali in balia di argomenti precari, non sempre corrispondenti alla realtà, comunque in modo incocludente. Noi riteniamo che il momento sia favorevole a una necessaria e non più rinviabile assunzione di responsabilità da parte di amministrazioni locali e nazionali al fine di porre termine allo scempio in atto. Le isole sono particolarmente vulnerabili sul versante estinzioni e il processo avviato con l’immissione (per soli scopi venatori) del cinghiale sull’Elba ha raggiunto intensità non sostenibili». In definitiva il cinghiale è incompatibile con la biodiversità elbana. Prova ne sia l’alterazione degli habitat e delle nicchie ecologiche. Molte specie si sono rarefatte, diverse quelle che sono prossime o si possono considerare virtualmente estinte. «Senza enumerare – concludono – i danni all’agricoltura, gli incidenti stradali in un contesto in cui quasi tutte le strade attraversano macchia o boschi sovraffollati di cinghiali».
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