Il Tirreno

Fatture false per carichi inventati di minerale Svelato un giro d’affari illecito da 760 milioni

Luca Centini
Fatture false per carichi inventati di minerale Svelato un giro d’affari illecito da 760 milioni

Quattro persone indagate e 62 società fittizie finite sotto la lente degli investigatori: le indagini sono partite da Piombino

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Luca Centini

PIOMBINO. Il ferro molibdeno è un minerale talmente raro da essere estratto quasi esclusivamente nelle miniere della Cina e del Sudamerica. Eppure a Piombino, in Val di Cornia e nel resto d’Italia i carichi viaggiavano a cadenza regolare, su mezzi gommati e via mare. O almeno è quello che doveva sembrare.

La guardia di finanza ha infatti scoperto una maxi frode fiscale internazionale: un enorme giro di fatture false relative alla vendita, l’acquisto e il trasporto di metalli del tutto inesistenti per un importo di circa 760 milioni di euro. Sessantadue società, di cui 48 italiane e 14 estere, quasi tutte scatole vuote, componevano un sistema tramite cui scambiarsi 23milioni di tonnellate di minerali, ma che in realtà puntava solo a creare dei crediti Iva da utilizzare come compensazioni. L’obiettivo? Evadere negli anni qualcosa come 33 milioni di Iva e 3 milioni di Ires.

Il blitz

Ieri mattina, su ordine del Gip di Napoli, la guardia di finanza di Livorno ha messo in atto l’operazione Metal Ghost, passando all’azione nei confronti di quattro persone indagate (la Finanza non intende rivelare i nominativi per non compromettere l’esito delle indagini): si tratta di due napoletani di 49 e 58 anni residenti in Svizzera incaricati della società capofila, un commercialista di 57 anni residente a Lecco Ameno (Napoli) e un esperto di settore di 66 anni residente a Basiglio (Milano), che operava in qualità di imprenditore con le altre società e ditte fornitrici. Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata a frode fiscale. Nei loro confronti sono scattati sequestri patrimoniali per 36 milioni di euro.

L’indagine, di fatto, è partita dai finanzieri di Piombino, con un controllo di routine a due aziende, una srl di Campiglia e una ditta individuale di San Vincenzo.

Società “cartiere”

Un normale controllo a carico di due società della nostra zona. È quello che hanno compiuto i finanzieri della compagnia di Piombino che, presto, si sono resi conto che qualcosa non andava. Le società non disponevano di personale, non si riscontravano attività concrete. Eppure quelle stesse aziende avrebbero dovuto movimentare tonnellate di minerali in un’area, non scelta a caso, cruciale per la siderurgia nazionale.

In realtà erano solo società produttrici di carte, nello specifico fatture false, per un valore di 5 milioni di euro. L’indagine partita da Piombino, con il supporto del nucleo di polizia economica finanziaria di Livorno e coordinata dalla Procura di Livorno, è passata dunque alla Procura di Napoli, dal momento che il sodalizio criminale aveva come base il capoluogo campano.

Il meccanismo

Trentaseimilioni di euro. È la somma, tra Iva e Ires, evasa, secondo la Finanza. Come? Secondo i finanzieri di Livorno che hanno tracciato le fatture relative alle operazioni inesistenti e ricostruito lentamente il castello di carta delle società fittizie, la società capofila, con sede legale a Napoli, ha potuto negli anni creare crediti Iva da utilizzare in compensazione nelle liquidazioni Iva, costituire un plafond Iva annuale da spendere in dogana o presso i fornitori nazionali per effettuare acquisti senza l’applicazione dell’Iva e legittimare la commercializzazione di metalli di dubbia provenienza, rivendendoli così a prezzo di costo grazie al plafond fittizio. Oltre al sequestro patrimoniale pari a 36 milioni di euro, l’Agenzia delle Entrate di Napoli ha emesso gli avvisi di accertamento e ha rigettato i ricorsi avanzati dai quattro indagati. —

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