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«Con le mie opere d’arte annullo il buio della vita». Il racconto di Michelangelo Venturini

Stefano Bramanti
«Con le mie opere d’arte annullo il buio della vita». Il racconto di Michelangelo Venturini

L’ideatore delle feste dell’uva e dell’Innamorata parla della sua vita. Negli anni ha incarnato l’anima del borgo, dalle miniere al turismo

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CAPOLIVERI. «I miei quadri devono annullare il buio della vita». La storia di Michelangelo Venturini affonda la sue radici in tempi lontani. Nel 1794 i suoi antenati sbarcarono all’Elba col capostipite Pietro: venivano da Camaiore e furono capomastri. Prima a Rio e poi a Capoliveri. E Michelangelo, classe 1944, figlio di Primilio, ha rivoluzionato tutto diventando imprenditore turistico e artista. E ha offerto progresso e iniziative culturali al paese collinare di ex minatori, partendo dalla povertà. Oggi è proprietario del Villaggio turistico dell’Innamorata, ora condotto dai figli, ed è stato presidente dell’associazione Verdi. Non solo. Con l’allora vicepresidente della Regione Toscana nel 2000 creò la Confederazione degli albergatori delle isole minori d’Europa, approvata poi a Bruxelles da Romano Prodi. Ma Venturini è anche e soprattutto un artista: i suoi quadri hanno raggiunto mostre di livello internazionale, col suo stile libero e astratto, dove domina una potente luminosità. «I miei quadri devono annullare il buio della mia vita di ragazzetto. Un giorno, tornato a casa, trovai mia madre Adalgisa piangente. “Che succede mamma” chiesi e lei tra le lacrime disse “Non ho soldi per fare la spesa per la nostra famiglia”. Raggiunsi mia zia Gilda Cardenti Quintavalle, una seconda madre e le chiesi aiuto. Da quel giorno ho cambiato rotta alla nostra esistenza risalendo la china».

Venturini ora ha anche un atelier artistico nel centro del paese ed è stato fra i vincitori della “Biennale di Palermo 2015”, misurandosi con artisti di tutto il mondo. Poi, ancora, la Biennale di Barcellona, scelto dallo storico dell’arte Rosario Pinto, con le sue opere inserite in un testo di storia dell’arte presentato a New York. Nella chiesa di Maria Assunta a Capoliveri, sotto l’altare, c’è il suo quadro, il “Golgota”. È lui stesso a ripercorrere la sua vita. «Sono nato il 29 febbraio del 1944. C’era ancora la guerra e Capoliveri venne bombardata. Fuggimmo in un rifugio e una bomba ci sfiorò. Mio fratello Marino si buttò su di me per proteggermi da eventuali schegge. Gli devo tutto».

SALA DA BALLO SUL MARE
Nella sua azione di riscatto, a 16 anni, Venturini era con gli amici alla spiaggia di Pareti. D’un tratto disse: «Va creato un locale da ballo sul mare. Nessuno l’ha mai fatto». Scoppiarono a ridere perché pareva cosa impossibile. Tre anni dopo il locale notturno Casanova sul mare era una realtà, lo realizzò al Lido di Capoliveri. Un digerente della Perugina, che si fece costruire una villa, gli disse: «Sei un giovane che ragiona come un vecchio, farai strada».

LA FESTA DELL’INNAMORATA
Negli anni Cinquanta Michelangelo a lume di candela andava a piedi, nella sera estiva, da Carlino Cardenti alla spiaggia capoliverese dell’Innamorata. Raccontava il dramma del 1500 con Maria e Lorenzo, amanti contrastati dalla ricca famiglia di lui. Accendevano tre fuochi in loro memoria e il giovane progettò di realizzare un giorno mille fiamme sulla spiaggia per rappresentare quella vicenda in costume d’epoca. Oggi sono 34 le edizioni della terza manifestatone storica più affermata d’Europa.

LA FESTA DEL CAVATORE
L’evento c’è ogni anno nella domenica precedente la Pentecoste. 27 anni fa Venturini andò in Australia dai parenti. Vide una festa in onore dei minatori e decise di attuarla a Capoliveri che ha millenni di storia mineraria. L’appuntamento, dopo una messa solenne, vede un gruppo di uomini vestiti da cavatori, con il convio nel paniere, percorrere i chiassi del paese, intonando “La romanza del cavatore”.

LA FESTA DELL’UVA
Negli anni Cinquanta Michelangelo era alla festa dell’uva di Portoferraio, sul carro capoliverese in sfilata. Dei marinai corteggiavano fin troppo le ragazze e i giovinetti sul carro tirarono loro i grappoli d’uva macchinando di rosso le loro bianche divise. Da quell’episodio prese spunto per riprodurre a Capoliveri la vendemmia per le strade del borgo, con scene in costume di momenti di storia locale. Nel 1996 si avviò la Festa dell’uva che tuttora vive con grande successo. «Devo molto a nonno Umberto, un mito, a mia moglie Angela, la mia famiglia con i fratelli Maria Pia, Marino e Giuseppe. I miei figli sono Linda e Umberto, adoro i miei nipoti Vittoria, Niccolò e Pietro. La bimba a scuola dice di avere un nonno famoso». Lo è di certo. —

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